Cosa dire di Dennis Stratton, chitarrista solista assurto al mito per aver suonato sul primo omonimo album degli Iron Maiden? Che non trova mai pace. E molte sono le bands in cui ha suonato… e in cui suonerà, sicuramente. Ultimo suo rispolvero, una band forgiata a metà anni ’80 ed ora riportata in auge assieme ad alcuni vecchi amici gravitanti attorno alla NWOBHM e in genere nella scena Hard britannica (Steve Mann, Rocky Newton, Clive Edwards), sono questi Lionheart. Che fin dal precedente album “Second Nature” si dilettano in un’operazione sonora già bella che sperimentata dagli amici Praying Mantis. Un Hard&Heavy melodico dalle forti tinte AOR. similare a ciò che i connazionali UFO e Magnum hanno consegnato alla storia delle musica britannica. Un certo acume nel songwriting non manca sicuramente ai nostri, che nella loro nuova veste ultra-melodica conservano sempre un’energia metallica capace ancora di far tremare i pilastri del cielo con un paio di brani zeppi di salutare ed energico vigore heavy come “Five Tribes” e “The First Man”. Del resto, ci troviamo difronte ad un album ottimamente prodotto e suonato, che beneficia di un guitar-work di grandissimo gusto (si sente senza ombra di dubbio la longeva esperienza del grande Stratton alla sei corde), coinvolgente e ben strutturato, seppur piuttosto prolisso nei suoi 55 minuti per 13 brani 13. Del resto, possiamo ben apprezzare il “cuor di leone” di Stratton, capace di rimanere sulla scena dopo così tanti anni ed altrettanti cambiamenti di band. E poi, sarà anche il fatto che adoro particolarmente i classici Heavy Rockers britannici quando imboccano strade più vicine all’FM… ma il disco nel suo complesso è veramente godibile. Buon ascolto e supportate Stratton. Garanzia di qualità.
Voto: 8,5/10
Alessio Secondini Morelli















