E non perde tempo il mitico Phil Campbell, che dopo il comprensibile scioglimento dei Motorhead, scomparsi ovviamente con la morte del leader Lemmy, arriva già alla seconda prova discografica della sua nuova band, fondata assieme ai suoi Bastard Sons (di nome e di diritto anagrafico). E così anche nell’anno in corso il nostro ci ammalia con un bel pezzo di vinile composto di solida e nobile materia prima di pura matrice Motorhead-iana. La formula rimane difatti quella del precedente “The Age Of Absurdity” (2018), un solido e robusto Hard&Heavy Rock&Roll-eggiante, dove la chitarra del nostro ha occasione di realizzarsi in riffs pesanti e scatenati quanto in pregevoli assoli. Il tono caldo e blueseggiante della sei corde di Campbell continua ad essere presente a profusione, il feeling non viene mai da meno, ed anche il resto della band, vale a dire il trio dei fratellini Campbell più l’ottimo singer Neil Starr, riesce sempre a dare il suo meglio e a dimostrare a più riprese di essere una squadra unita ed affiatata. Nei 13 brani presenti nell’album pissiamo scorgere un ventaglio abbastanza variegato di stilemi dell’Hard&Heavy, a dimostrare quanto il nostro sia riuscito a migliorare e a mostrarsi sempre più dotato (quanto spesso sottovalutato) durante 31 anni di attività nei Motorhead. Più che dire quali sono i migliori brani “secondo me” (devo dire che il nostro riesca ad essere convincente in riffs hard/blueseggianti semplici ma di grande carisma come quello di “Desert Song”, veramente da manuale, ma la band riesce anche ad essere a proprio agio con sonorità più “moderne”), esorto il potenziale ascoltatore a godersi tutto il corollario di primizie che sono i 13 brani che compongono “We’re The Bastards”. Non ve ne pentirete. Lode e gloria quindi ad una delle migliori chitarre che hanno fatto la Storia dell’Hard&Heavy, così come alla sua banda di Figli Bastardi.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















