Lo so, i live degli Iron Maiden, solo in video, solo in audio o in entrambi i formati, sono numerosi, troppo numerosi oramai per starci dietro a collezionarli tutti senza dire “eccone un altro, cheppalle!”. Dai, ammettetelo, presto o tardi tutti voi fans avrete pensato una frase del genere. Ma ci sono dei numeri da non poter trascurare, anche riguardo questo ennesimo live-album, di cui, che io sappia, non esiste alcun corrispettivo in video, tratto dal concerto svoltosi nella capitale messicana il 29 settembre dell’anno scorso, durante l’ultimo, commemorativo “Legacy Of The Beast” Tour. La scaletta, diciamolo subito, è appunto più “commemorativa” che mirata alle novità. E omaggia con uno o due brani ogni uscita discografica dal 1980 al 2003, compresi i due album della breve era Bayley (“The Clansman” e “The Sign Of The Cross” i brani selezionati per rappresentare rispettivamente “Virtual XI” e “The X Factor”). Fatta eccezione per “Killers” e “Somewhere In Time”, totalmente ignorati, e “The Number Of The Beast”, omaggiato invece con ben 3 classici (la title-track più la biblica “Hallowed Be Thy Name” e il singolo “Run To The Hills”, entrambe immancabili nel finale dello show). Ma cosa rende speciale questo ennesimo documento dal vivo della Vergine di Ferro? Sicuramente, come ce ne fosse bisogno, rende omaggio allo status internazionale di indubbia popolarità e storicità della band nel mondo del Metal (e, diciamolo, del Rock in senso lato). Dopodiché, e forse ce n’è bisogno, ha il compito importante di rispecchiare lo stato di salute di una band i cui musicisti vanno anagraficamente verso i 60, essendo passati anche per varie problematiche, anche di salute (non da ultimo il cancro alla gola di Bruce Dickinson), ma che ce l’ha sempre fatta a vincere qualunque avversità, nonostante alcuni passati periodi di incertezza attraversati nei tardi anni ’90. Ripeto, lo so che un altro live-album è “ridondante” nella vostra collezione. E non sto convincendo nessuno che è meglio acquistare questo live piuttosto che “En Vivo” oppure “Live In Donington”. Voglio solo ribadire che gli Iron Maiden dimostrano ancora oggi di essere all’altezza della loro leggenda in sede live. Di mantenere un rapporto perfetto con un pubblico spesso “oceanico”. Di suonare ancora meravigliosamente bene ogni singolo brano della loro storia discografica. Tutto ciò, se non lo avete ancora capito, significa molto oggi giorno. Non solo per i fans che li vanno a vedere dal vivo, ma anche per tutti coloro che per varie ragioni non li hanno mai visti in concerto e che possono godersi un loro show solo attraverso alcuni importanti documenti live come reputo sia questo “Nights Of The Dead, Legacy Of The Beast: Live In Mexico City”. Quale altra Heavy Metal band è arrivata a fare dei tour mondiali puramente commemorativi come loro (non rispondete “i Metallica” che vi castigo, via, non diciamo cavolate)? I detrattori potranno anche sommergerli di commenti del tipo “non ne possiamo più” oppure “basta sono sputtanati da dopo ‘Powerslave'”. Ma io rispondo, con questo live alla mano, NO! Guardate oltre alle apparenze. Ormai quella degli Irons è una leggenda, purtroppo per voi. E ascoltando non solo i musicisti che suonano tutt’ora alla grande, non solo una resa sonora assolutamente perfetta, ma soprattutto un atleta ormai ultra-60enne come Bruce Dickinson azzeccare pressappoco alla grande ancora i migliori acuti di brani come “Flight Of Icarus” e “The Evil That Men Do”, dopo esser passato per quello che è passato (l’ho scritto sopra e non mi va di ripeterlo), ribadisco che gli IRON MAIDEN sono tutt’ora all’altezza della loro Leggenda Personale. E già questa è una cosa molto, molto impegnativa e sempre più difficile con il passare degli anni. Che Dio li benedica, sempre.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















