I Dark Quarterer sono una bella realta’ italiana presente da decenni sulla scena. Inspiegabilmente sono rimasti una band di culto, e non hanno mai fatto il salto di notorieta’ che avrebbero meritato. Il loro epic prog metal ha lasciato finora svariate testimonianze discografiche di spessore. Questo Pompei e’ il settimo album in studio. Dopo il precedente Ithaca del 2015 anche quest’ultimo lavoro e’ un concept incentrato su un unico tema. Il tema portante e’ una tragedia che nell’antichita’ ha distrutto la citta’ di Pompei, provincia romana ai piedi di un Vesuvio che risvegliandosi rovescio’ a valle tonnellate di lava incandescente. Questo evento apocalittico ha da sempre eccitato la fantasia popolare e prima o poi la letteratura, il cinema e la musica lo hanno trattato. Questo disco dei Dark Quarterer e’ dunque l’ultimo contributo artistico a tale evento. I sei brani che compongono l’album sono tutti di durata mediamente lunga. La musica dei Dark Quarterer, molto descrittiva e articolata, necessita di ampi spazi per esprimersi compiutamente. Il brano iniziale Vesuvius dura quasi dieci minuti. Il Vesuvio e’ il vulcano che ha causato la tragedia di Pompei. Si tratta di un brano potente, incombente, cangiante. Welcome To The Day Of Death prosegue l’assalto sonoro con ritmiche incalzanti e atmosfere drammatiche. Panic si apre con un riff pesante per poi snodarsi su atmosfere da opera rock. Un’opera tragica naturalmente. La voce di Gianni Nepi, che suona anche il basso, ci comunica efficacemente il senso di panico che deve aver colto gli sfortunati abitanti di Pompei travolti dalla furia distruttiva della montagna. La musica infuria ma arrivano anche aperture melodiche ricche di pathos. La chitarra di Francesco Sozzi si produce in un vorticoso assolo. Anche le tastiere di Francesco Longhi si impongono all’attenzione. La chiusura del brano e’ affidata a un atmosferico interludio pianistico. Plinius The Elder e’ un omaggio a Plinio Il Vecchio, l’uomo che ha tramandato ai posteri il racconto della tragedia pompeiana. Un riff articolato ci introduce questa nuova cavalcata sonora. Anche qui, ma al centro del brano, troviamo un pregevole intermezzo pianistico che si sviluppa agilmente con piglio jazzato. Notevole, qui come in tutto il disco, l’apporto del batterista Paolo “Nipa” Ninci. La musica torna a farsi minacciosa e incalzante con la chitarra in primo piano. Pompei, provincia dell’Impero Romano, si tenevano frequentemente nell’arena dedicata i sanguinosi combattimenti dei gladiatori. Gladiator, brano impetuoso e guerriero nel piglio, viene introdotto da un rumore di spade che ci fa venire in mente i Virgin Steele. Il concept si chiude con gli otto minuti di Forever, per sempre. La memoria dell’ecatombe e dei suoi protagonisti restera’ per sempre. Un brano epico e trascinante con efficaci cambi di atmosfera che conclude degnamente il tutto. I Dark Quarterer aggiungono un prestigioso tassello alla loro discografia. Pompei e’ un disco coinvolgente, atmosferico ed evocativo che tutti gli appassionati di metal e di prog dovrebbero ascoltare e amare.
Voto: 9/10
Silvio Ricci















