I Vola, band danese, si presentano a noi con il loro terzo lavoro sulla lunga distanza, a tre anni dal precedente lavoro. Da notare che la band sistematicamente ogni tre anni fa uscire un lavoro. Infatti il precedente lavoro è del 2018 ed il loro esordio è del 2015.
“Witness”, il titolo dell’album, è di fatto un lavoro a cavallo tra prog metal e Djent. Un modo funzionale per poter dare una nuova formula al prog “base”.
Ovvero per gli appassionati del genere sicuramente l’avranno percepito più di altri: il prog metal sta cominciando a perder smalto e le idee cominciano ad essere meno lucide del passato, quindi le opzioni possono e potevano essere poche. I Vola hanno optato per far in modo di inserire forme tutto sommato non consuete ad un genere lontano dal prog e trovare di fatto soluzioni differenti.
Inoltre dal metalcore sono state prese anche certe scelte stilistiche coi synth e tastiere dando quindi anche sonorità differenti. Questo porta ad avere in più casi delle tracce in cui le tastiere sono portanti.
Le chitarre sono droppate con palese matrice Meshuggah, con ammiccamento identico per il basso. Come certe equalizzazioni delle batterie. Dall’altra la voce è in puro contrasto è pulita e a volta, purtroppo, leggermente più bassa degli strumenti percussivi.
l’uso di alcuni accorgimenti quali echi, harmonizer, raddoppio delle voci ed altri lavori in post produzione, rendono comunque il pathos delle tracce e del cantato ancora più amplificato.
La produzione complessivamente è molto curata e di alto livello, sia per gli arrangiamenti che per le post produzioni; unica mini pecca, come già scritto, la gestione di alcuni livelli della voce, che potrebbe essere curata in modo differente; per il resto molto alto il livello qualitativo.
Le canzoni “Head mounted sideways” che è anche singolo, “Straight lines” altro singolo, “24 Light-Years”, “Freak”,“These black claws”, e “Immazes” sono i brani che mi hanno colpito. Come sempre fate vostro l’album e dategli un ascolto per scegliere le vostre preferite.
Che i Vola possano essere il futuro del prog metal, non ne sono sicuro al 100%, ma di certo le loro scelte tecniche e di stile potrebbero essere una possibile via per andare oltre gli stilemi che cominciano ad esser stantii e “già ascoltati” del genere.
Resta inteso che seppur la scelta di miscelare più generi distanti dalla loro radice compositiva può essere una via, ma non bastano due strumenti droppati dei synth presi dal metalcore per poter risolvere il tutto.
Come se non bastasse i “vecchi” progster potrebbero storcere il naso, considerando i Vola come una “band tra le tante appena uscite”; dall’altro lato abbiamo certamente le nuove leve che apprezzano pesantemente questo modus operandi e queste sonorità.
Chi ha ragione? Direi nessuno, è solo una questione di feeling e di voler andare oltre i “soliti metodi” oltre che comprendere le radici di un genere.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















