Sono passati 6 anni dall’uscita del primo album targato Vivaldi metal project “The four seasons” ed ecco uscire sul mercato “Epiclassica”: doppio cd, che come si evince dal titolo pesca a piene mani dalla musica classica, non limitandosi (come il nome della band potrebbe fare credere) alle composizioni di Antonio Vivaldi.
A proposito di Vivaldi, la opener “Deposuit potentes”, brevissima traccia che si basa su “Magnificat, RV 610” dell’omonimo compositore italiano e che vede il cantato lirico (di grande impatto) di Dmominika Zamara.
“Threshold of miracles” e’ basata sul toccata e fuga in D minore di J.S.Bach e vede l’alternanza di 4 cantanti : Angel Wolf-Black, Nasson, Nicoletta Rosellini e Tsenaa Stefanova; cantato lirico che si alterna a quello moderno per questa power-song dal riff pseudo-trash : molto bello il solo di chitarra di Bill Hudson dei Northtale.
“Tears to splendor” vede Jeff Scott Soto come interprete principale, traccia che contiene il tema ” New world symphony” di Antonin Dvorak; per gli amanti dei Rhapsody of Fire sara’ una melodia “familiare” in quanto presente nel brano “The wizard’s last rhymes” del ep “Rain of a thousand flames”.
“Dies irae”, basata sull’omonina composizione di Mozart, inizio sinfonico con il suo incedere “stop&go” di chitarra, il brano accellera sulla doppia cassa che sfocia nell’assolo di Leonardo Porcheddu , voci di Angel Wolf Black, Caterina Nix, Nicoletta Rosellini e Michele Guaitoli.
Tornando ai Rhapsody of fire, sopra menzionati, troviamo Giacomo Voli e Roberto De Micheli ospiti nel brano “Never ashes again”, si tratta di un incrocio tra Symphony X e Rhapsody of fire , uno dei brani più belli del disco (dei dischi in realta’), con il buon Roby in evidenza nel secondo guitar-solo.
Una voce “soave” femminile ad opera di Karin Monserratt Cuadra apre Hymn of life” (basato sulla sinfonia n.40 in G minore di Mozart), un inno alla vita (contrariamente a quanto sta accadendo attualmente in Ucraina), a fare da contrappeso ecco irrompere la voce di Rob Rock (strepitoso come sempre !!), alla chitarra troviamo Michele Vioni e Joel Hoekstra mentre dietro alle pelli “machine-man” Mike Terrana; una delle tracce piu’ belle ed emozionanti dell’opera.
Sulla sinfonia No.5 in C minore di Beethoven troviamo la potente voce di Henning Basse, ex-Metalium (in questo periodo in ospedale: colgo l’occasione per augurargli una buona guarigione !!) che si alterna alle voci liriche di Marina Ammouri e Paola Tiraferri, traccia molto variegata con diversi cambi di scenari/ritmo; il connubio perfetto tra musica metal e musica classica.
“Alight” musiche basate sulla “Marcia Turca” (Piano Sonata No.11 in A maggiore) di Mozart è un bel duetto tra Zaher Zorgati e la nostrana Chiara Tricarico: viste le melodie orientaleggianti la scelta su Zaher si rivela azzeccatissima.
Maestosamente epica, con sprazzi di symphonic-prog metal è “The absolution” che vede duettare Federica Lanna e Joe Amore, un sali e scendi di emozioni musicali che vede il suo culmine nell’assolo centrale con le keyboards di Mistheria e Andrea De Paoli.
Il brano ”Mania” gira attorno alla teatralita’ della voce di Gianluca Mastrangelo (che non apprezzo particolarmente), power-song che ritengo tra le meno convincenti del lotto.
“Power take hold” altro brano tra i migliori di “Epiclassica”, basato su toccata e fuga in D minore di Bach, vede l’alternarsi alla voce di Constance Amelane e Jordan Von Grae con il supporto dell’Athena Trio; up-tempo dagli arrangiamenti vocali davvero belli (molto bella la melodia del refrain).
“The eye of the guardian” una power-ballad che vira al mid-tempo con una strepitosa interpretazione di Aeva Maurelle, ad un certo punto il brano accellera virando perso il power con Roni Sauaf a prendersi la scena (non ho apprezzato particolarmente questo passaggio, anche per via della voce “poco digeribile” ai miei gusti musicali).
“Deep core” vede la partecipazione di Alessandro Del Vecchio (autore dei testi), Mark Boals, Elmas Mehmet e Emmanuelle Zoldan che apre divinamente la traccia con un cantato lirico, il brano è una bellissima rivisitazione dell’ “Adagio” di Albinoni. Con questa traccia si raggiunge l’apoteosi compositiva e canora: applausi a scena aperta!!
“The Empire” (Beethoven) traccia piacevole da ascoltare, scandita da un coro veramente “epico”, nel suo complesso niente di trascendentale e si colloca un gradino sotto rispetto alle restanti composizioni.
Chiude magistralmente l’opera “Tragic Serenade”, traccia carica di malinconia e tristezza (che diventa ancora piu’ triste pensando, durante il suo ascolto, alla guerra in Ucraina). Il brano si basa sulla “Serenata” D 957 di Schubert ed è “strepitosamente” interpretata da Angel Wolf-Black, Marco Sandron, Mattia Martin e Tsena Stefanova: che dire…l’ascolto emoziona, colpisce al cuore e ti lascia un nodo in gola.
Il buon Mistheria si conferma ancora una volta musicista di tutto rispetto, componendo un’opera mastodontica che vede la partecipazione di ben 53 cantanti, senza contare tutti i musicisti che si sono avvicendati nei vari brani.
In attesa del nuovo e tanto (da me) agognato “Artlantica” con John West alla voce, godiamoci questo “Epiclassica” che si attesta tra i top-album di questi primi mesi dell’anno; unico appunto che faccio (simpaticamente) a “Mistheria”, il non aver chiamato West tra tutti questi cantanti coinvolti 🙂
Voto: 8/10
Stefano Gazzola















