E’ impressionante pensare come una band che ha dato alle stampe il suo primo lavoro nel 1988 (Live in Decay), al suo dodicesimo full lenght, riesca ancora a sfornare bordate come questa.
Era un po’ che non mi succedeva di non riuscire a togliere un cd dal lettore per settimane e settimane: una droga.
L’album dura 28 minuti, e ad un appassionato del genere questo dato non può lasciare indifferente (vi dice nulla Reign in blood?).
Delle furie. Dall’inizio alla fine.
Composizioni tirate all’inverosimile, che passano da furiosi blastbeats a quattro quarti al cardioplama, per rallentare giusto quei pochi attimi, e al solo scopo di rendere ancora più devastanti, per contrasto, le parti veloci. La copertina, realizzata dall’ormai leggendario artista Wes Benscoter, rende alla perfezione l’idea.
In tutto questo si inseriscono solos cacofonici ed incontrollati in perfetto stile Slayer, quasi a ricordare lo spirito di fondo che accomuna questo lavoro all’altro (passato alla storia) di pari durata.
Ma la furia che scatenano i Vader non è una furia cieca, è una furia controllata, sapientemente governata, grazie alle indubbie capacità tecniche dei quattro, ormai divenuti un’autorità indiscussa ed intoccabile nel panorama del metal estremo mondiale.
La band si muove con perfetta sincronia. Riffs maledetti ed infuocati si scatenano su una base ritmica possente e precisa, pesante come un macigno.
Il quartetto capitanato da Piotr ‘Peter’ Wiwczarek tira fuori quello che, personalmente, considero l’album death/thrash migliore, fino ad adesso, del 2020, nonché uno dei migliori lavori in assoluto della band.
E chi se l’aspettava?
Voto: 9/10
Maurizio Gambetti















