Gli Stahlmann uscirono alla fine dell’anno scorso con un nuovo lavoro dal titolo “Quarz” per AFM records; il combo proveniente da Göttingen di fatto resta fedele al meccanismo di composizione, arrangiamento e forma sonora di band teutoniche quali Rammstein e Oomph!, anche con queso settimo album di studio.
Rimanendo in linea col loro metodo di composizione, di cui sopra si è già accennato un paio di riferimenti, la band vi ha aggiunto delle dinamiche più vicine alle sonorità elettroniche e persino facendo l’occhiolino ad uncerto Marilyn Manson dei primi periodi, la band fa nuovamente centro.
Partiamo dal metodo di cantato di Soer, uno Singspiel molto interessante, e a tratti quasi sussurrato, si intreccia con delle bordate ruvide e rabbiose molto interessanti. Andiamo quindi sui synth, che sono corposi e che non sono né invasivi e predominanti ma neppure relegati a far “tapezzeria” ci troviamo di fronte a delle situazioni molto buone e musicalmente accattivanti. Basso e chitarre ben presenti ed in pieno stile NDH(Neue Deutsche Härte per chi non è avvezzo agli acronimi). Batteria quadrata che viene a volte aiutata da certi synth e dal programming che danno una marcia in più al lavoro nel complesso.
La scelta di campo della band, come di altre, di inserire in modo così preponderante dei synth e del programming nel NDH non solo è uno status quo del genere, ma anche un arricchimento del sound che permette di occhieggiare sia a situazioni più dancefloors dark passando per rimandi quasi più metal vecchio stile, con le dovute misure dentro al gothic metal e rock.
Rispetto a quelle che potevano essere delle dinamiche più pesantemente infettate dalle fasi elettroniche come l’ambiente industrial ed electrodark “prevedrebbe” la band riesce a stare in bilico sistematico tra le sonorità dark e goth, con quelle metal, elettrinca ed NDH classico.
Personalmente ho trovato “Der Sturm”, “Sonnenreich”, “Sünder”, “Gegen den strom” e la opener “Wollust” come brani cardine dell’album. Resta come sempre che vi consiglio vivamente di ascoltare l’album perché ne vale la pena ed essendo dopotutto non particolarmente prolisso, non avete neppure la giustificazione che è troppo lungo.
Dieci brani che possono darvi uno spaccato delle capacità della band che, con questo lavoro, prosegue con il loro metodo di approccio alla musica e di trasmissione emozionale intrapreso sei album prima. Pur non essendo una band di punta del genere, ha una certa qualità da produzione molto alta e la capacità di dire la sua. Vale la pena ascoltare questa band e questo lavoro
Voto: 8,5/10
Alessandro Schümperlin















