Simon Collins è figlio del notissimo batterista /cantante Phil Collins. Appartiene quindi alla nutrita schiera di figli d’arte destinati forse per sempre a restare nell’ombra di genitori troppo grandi artisticamente per essere uguagliati. Ci vengono in mente i figli di John Lennon, di Bob Marley, di Ritchie Blackmore e l’elenco potrebbe continuare. Questo però non significa che i nobili rampolli non debbano provarci a proporre la loro di arte. E nello specifico caso di Simon Collins ne vale certamente la pena. Il musicista ha già svariate esperienze discografiche alle spalle e questo Becoming Human è una piacevole conferma. Il Nostro, un po’ come il padre, canta e suona batteria e tastiere. Into The Fray è un intro carica di tensione e di aspettative. La title track Becoming Human è un pop rock nervoso e robotico che conosce piacevoli aperture melodiche. Anche i sette minuti di The Universe Inside Of Me si muovono su coordinate simili. La musica scorre fluida e accattivante. Man Made Man si muove su una ritmica nervosa e martellante. Si prosegue piacevolmente con This Is The Time. Thoughts Become Matter propone situazioni melodiche un po’ anni Ottanta. I Will Be Waiting si apre tetra e inquietante e propone atmosfere sofferte e compresse. Mood decisamente diverso per la spensierata e danzereccia No Love. Living In Silence ha un inizio rockeggiante nel collaudato pop rock. 40 Years è un brano semiacustico melodico e intrigante. Atmosfere intimiste anche in So Real. Becoming Human si chiude con i nove minuti di Dead Ends, la traccia più ambiziosa dell’intero lavoro. Una linea melodica un po’ minacciosa permea il brano che si gioca su atmosfere crepuscolari che alla fine sfociano in un oscuro cresecendo che infine si ripiega su se stesso. Sicuramente Becoming Human è un disco godibile e ben fatto. Simon Collins è figlio d’arte ma esprime la sua di arte con grande dignità.
Voto: 8/10
Silvio Ricci















