Debutto solista del chitarrista degli Amorphis Esa Holopainen, con un progetto a nome Silver Lake (anche titolo dell’album). Ed ennesimo prodotto discografico realizzato “nel tempo libero mentre i tour con la band madre sono bloccati dalla pandemia”, come ormai è la prassi. Nella sostanza, si tratta di un album variegato nelle atmosfere quanto negli stilemi musicali, con molti ospiti illustri come cantanti (Jonas Renkse dei Katatonia, Einar Solberg dei Leprous, Björn Strid dei Soilwork, l’onnipresente Anneke Van Giersbergen nonché il cantante titolare degli Amorphis Tomi Joutsen, che canta il brano più “heavy” intitolato “In Her Solitude”, dispensando anche vocalizzi growl). In genere, l’album non si discosta granché dal ventaglio di stili proprio della band madre, con atmosfere dilatate e sognanti, a tratti floydiane, un po’ di gusto ’70s nell’uso dell’organo Hammond, arrangiamenti elettronici di contorno, sprazzi più pesanti ed oppressivi, tanta chitarra (dopotutto il nostro è un chitarrista!) come nell’introduttiva title-track, uno strumentale sospeso tra una prima parte intessuta di duetto tra pianoforte e chitarra acustica ed una seconda di stile Prog/Fusion, e le consuete propensioni ad atmosfere melanconiche e pompose tra echi di vecchio Prog e Symphonic. Un pastiche abbastanza variegato insomma, ma non privo di un certo costrutto generale, dove il nostro amico finlandese si è sbizzarrito a livello creativo nelle composizioni e nell’allenare un po’ tutto il suo stile chitarristico, supportato dallo storico produttore Nino Laurenne. Forse il risultato globale non sarà realmente epocale, ma una certa emotività ben congegnata si può avvertire in parecchi momenti dell’album. Che è confezionato in maniera perfetta e farà la felicità di tutti i fan a cui mancano gli Amorphis dal vivo causa pandemia, così come non mancherà di interessare qualche curioso ascoltatore casuale, interessato dalle particolari atmosfere dell’album.
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















