Il termine “epic power metal” è molto ingannevole in quanto assume significati quasi totalmente diversi a seconda del blocco continentale da cui proviene. Se dunque una band che afferma di praticare quel genere viene dal nord-europa, quasi sicuramente parliamo di un power metal molto allegro e tirato, con testi fantasi e melodie folkeggianti. I Rhapsody (oggi Rhapsody Of Fire) hanno contribuito in larga parte allo sviluppo di questo sottogenere, sebbene di epic metal non abbiano praticamente nulla (sono più “epic” i DoomSword o i Domine, se proprio dobbiamo). Se invece viene dall’America, allora generalmente assistiamo a produzioni chiaramente derivate dall’heavy/epic dei gloriosi Manowar con alcune sporadiche accelerate di tempo. I Siege Perilous, protagonisti di questa recensione, appartengono in maniera lampante alla seconda categoria (provengono per la precisione dallo stato del Colorado) e salvo alcuni dettagli, non escono dai binari del genere: i Manowar sono infatti probabilmente la band di maggiore ispirazione, ma non posso evitare di citare anche i passaggi più “classic” dei Virgin Steele o le bombe puramente heavy/power dei britannici Judas Priest. Tuttavia, intento dei Siege Perilous è quello di offrire una visione più “fantasy” in questo sotto-genere: dunque battaglie si, ma contro draghi, creature fatate e malvagi stregoni piuttosto che contro eserciti realmente esistiti. L’album è infatti un concept album basato su una storia inventata, ma le sue tracce sono sia capitoli di questa storia, e sia degli episodi auto-conclusivi, capaci di vivere per conto loro a prescindere dal contesto e dal canovaccio principale: a livello di contenuto dunque sono rimasto davvero impressionato, così come anche la copertina – realizzata a mano in un’epoca di AI-slop – è davvero molto bella e suggestiva. A livello musicale, invece, il risultato è assai bizzarro e variopinto e al di là dei gusti personali riesce davvero a colpire e restare impresso. Complice soprattutto il massiccio carisma e la voce del cantante, la quale mi ricorda molto quella del sottovalutato Blaze Bayley, che purtroppo negli Iron Maiden non era riuscito a mostrare tutto il suo valore ma che poi si è ampiamente rifatto con la sua band solista. In alcuni piccoli punti, tuttavia (più che altro nei passaggi teatrali) mi ha invece ricordato Attila Dorn (Powerwolf), sebbene non arrivi ai suoi alti picchi baritonali. Nel complesso, posso descrivere i Siege Perilous come la controparte heavy dei Judicator, altra band americana molto valida ma più vicina al power metal propriamente detto.
Nel complesso, “Becoming The Dragon” sorprende e va apprezzata la volontà innovatrice in un genere fin troppo saturo; tuttavia, non sono riuscito a godermi appieno l’ascolto, in quanto ho ritenuto diversi passaggi un po’ forzati e pesanti da digerire: non mi è mai venuto l’istinto di improvvisare un debole headbanging o di chiudere il pugno per battere il tempo. Certamente il mio background e gusto musicale non mi rende esattamente il target dell’epic/power/heavy metal, ma dove altre band hanno saputo colpirmi anche soggettivamente, i Siege Perilous si sono invece guadagnati tutto il mio rispetto a livello oggettivo non riuscendo però a far scoccare la scintilla. Poco male: l’album funziona e chi ama il genere saprà certamente tesserne le lodi che merita.
Voto: 6/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















