Un nuovo progetto musicale dal nome “Risen Atlantis” sta per approdare sulle cost… intendevo dire, sta per raggiungere i negozi fisici e online tramite la Frontiers. Perdonate l’ironia: il progetto in questione sembra un “supergruppo” al cui timone si presenta il capitano “Frank Beck”, presenza costante nei concerti dei Gamma Ray da oltre 10 anni. Il genere trattato non si discosta poi tanto dal power metal teutonico, ma vi aggiunge elementi un po’ “retrò”, con richiami all’heavy ottantiano di matrice americana. Il risultato? 11 canzoni ben confezionate e ben suonate, ma con un pesante macigno che purtroppo mi impedisce di annoverare “Power To The Past” fra i migliori album del 2025. Anche dopo diversi ascolti le canzoni non riescono proprio a restare in testa (complice anche una certa inflazione del genere), sono 11 brani carini ma un po’ piatti, senza troppo entusiasmo o voglia di distinguersi, di esprimere una voce fuori dal coro. Dalla parte strumentale, non ci sono cali di tono e tutto gira perfettamente incasellato nei binari di genere, tuttavia non vi sono momenti o assoli degni di nota, che restino impressi; ad accompagnare questo, devo purtroppo ammettere che la voce di Frank mi ha sì colpito, ma purtroppo in negativo: in moltissimi punti del disco sembra che faccia davvero fatica a mantenere una nota o a raggiungere i picchi che si prefigge: se questo avviene già in fase studio, ho paura di pensare cosa accadrebbe in fase live. Eppure non penso che sia un cantante malvagio (se lo fosse, di certo non sarebbe piaciuto a Kai Hansen): semplicemente credo che questo tipo di canzoni e linee vocali non si adattino bene al suo timbro, e viceversa: lo vedrei meglio in un hard rock con venature blues, dunque con timbriche più calde e profonde e meno acuti. Non a caso, l’unica canzone che secondo me emerge in un certo senso sulle altre è la centrale “No Hell For The Good”: una mid-tempo più cadenzata, sincopata, certamente più interessante rispetto alle altre. Oppure, semplicemente non si è sentito particolarmente ispirato per questo nuovo progetto e non ha dato il meglio di sè.
Se “Power To The Past” fosse uscito negli anni 80 o 90, avrebbe certamente meritato una valutazione ben maggiore: è ben suonato e ben prodotto, ma risente purtroppo della saturazione del mercato del genere dove per poter emergere bisogna intraprendere sentieri non ancora battuti invece di percorrere binari già conosciuti.
Voto: 4,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















