Rick Wakeman è un autentico gigante della musica contemporanea. Un protagonista dell’età dell’oro fra i Sessanta e i Settanta. Uno degli innovatori del proprio strumento, le tastiere. Uno che ha ampliato il raggio d’azione del rock avvicinandolo ad altri universi. Ed è anche uno dei sopravvissuti di quell’epoca gloriosa. A settantuno anni il tastierista britannico ha già visto morire i suoi principali rivali storici, gli artisti che negli anni gli hanno conteso il ruolo di più grande tastierista del rock. Keith Emerson, Jon Lord, Ray Manzarek, Vincent Crane e Richard Wright sono tutti nomi che purtroppo ci hanno già lasciato. Restano figure come Ken Hensley e Tony Banks che però non risultano particolarmente attivi e prolifici negli ultimi anni. Rick Wakeman al contrario è alquanto attivo e ormai la sua discografia conta svariate decine di titoli. Questo The Red Planet è un concept tematico un po’ come lo soni stati i suoi mitici album degli anni Settanta. Il tema ispiratore è appunto Marte, il pianeta rosso, un luogo che ha già acceso la fantasia del grande rock, basta ricordare la magica Life On Mars? di David Bowie. Diciamolo subito, The Red Planet è un signor disco. Un gradito ritorno del Mago Merlino delle tastiere ad atmosfere più prog anni Settanta rispetto alle situazioni più new age di certi lavori recenti. Le tastiere ovviamente dominano tutto il disco, sono loro a tessere le trame musicali e a condurci in un viaggio interplanetario sul pianeta rosso. Ad accompagnare l’indiscusso leader ci sono bravi musicisti come il chitarrista Dave Colquhoun, il bassista Lee Pomeroy e il batterista Ash Soan. Il primo brano, Ascraeus Mons, ci colpisce subito con maestosa eleganza. Tharsis Tholus è un brano che nasce in sordina per poi farsi incalzante e incisivo. Ovviamente il fluido tastierismo di Wakeman lascia il segno. Arsia Mons è rockeggiante e impetuosa. A un certo punto tutto confluisce in una piacevolissima atmosfera acustica e sognante. Ritmica frizzante anche in Olympus Mons, con altri piacevoli tastierismi del Maestro. The North Plain si apre con atmosfere inquietanti e ricche di aspettative. Il brano poi si snoda robusto e sempre pieno di sonorità tastieristiche. Il Nostro è sempre stato poliedrico nell’uso degli strumenti e qui in particolare si apprezzano sonorità di Hammond piene e corpose. Ancora rock incalzante in Pavonis Mons. South Pole è un brano più soffuso e qui ammiriamo il Maestro impegnato in suadenti giri di piano. Il disco si chiude con i dieci minuti di Valles Marineris. Il viaggio su Marte si conclude degnamente. Se Marte è il Dio della guerra quest’ultima traccia si apre in modo marziale e imponente. Poi il brano prosegue in modo suadente e romantico. Nella parte finale ritorna l’andamento deciso dell’inizio. Che dire, il vecchio Rick Wakeman sorprende ancora. È uno degli ultimi dei delle tastiere rimasti in vita e ci auguriamo che possa ancora darci emozioni intense come quelle di cui è pieno questo The Red Planet.
Voto: 9/10
Silvio Ricci















