Ho conosciuto i Pallbearer anni fa in apertura ai Paradise Lost, per la precisione 28 ottobre 2017, e da allora la mia passione per loro non è scesa.
La band dimostra album dopo album la loro attitudine e la loro capacità.
Questo “Forgotten days” è il loro quarto album della carriera ed il primo su Nuclear Blast.
Il loro stile è doom, fino al midollo, e di quello fatto bene con una voce assolutamente evocativa e di livello.
Otto tracce per quasi un’ora di musica, cinquantatré minuti per la precisione, di una melanconia devastante. Stilemi tipici del doom, quindi brani con un bmp particolarmente basso, delle chitarre gravi ed un basso che arriva come una badilata di basse frequenze che si innesta in un ritmo cadenzato ma inesorabile.
Curioso il fatto che le stesse chitarre al momento degli assoli si trasformino in un rasoio sottile e affilatissimo in contrasto con i riff portanti.
La voce ha dei rimandi vagamente sabbathiani ma con una propria dinamica e per fortuna, poco effettata, con un lieve riverbero ed un pizzico di delay.
Il lavoro da mixer è assolutamente encomiabile e rende oltremodo giustizia del lavoro fatto dalla band statunitense. Quando il concetto di “less is more” è applicato in modo azzeccato, completo e trattato, soprattutto, da persone assolutamente competenti.
Non si trova alcuno strumento o la voce che possa in qualche modo andare ad erodere spazi degli altri strumenti e del pathos della singola canzone.
Seppur la band si appoggia su metodi compositivi già “visti”, la band ha un suo modo particolare di tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore e non avere quel senso di “deja vù” che a volte capita di vivere in certi lavori. La differenza che passa tra chi pur usando certi metodi non li rende noiosi e chi semplicemente si adagia su composizioni “già rodate” sta anche in questo “Forgotten days”.
Dalla opener, e titletack, “Forgotten days”, passando per “Stasis” oppure la lunghissima “Silver wings” che è di oltre dodici minuti, fino alla conclusiva “Caledonia” abbiamo dei bellissimi momenti di melanconica passione e decadente passione che li pervade. Anche in questo caso, e forse più di altri casi, vi invito a far vostro questo lavoro, perché ne vale veramente la pena e sicuramente farà la vostra felicità.
Concludendo, questo è un lavoro veramente azzeccato, appassionato ed appassionante. Potrebbe non essere immediato per chi non ascolta doom, ma non sarà difficile schiacciare nuovamente “play” appena terminato il primo ascolto. Il quarto lavoro per i Pallbearer che oltre ad essere estremamente interessante ed un’evoluzione della loro carriera a livello compositivo, gli ha permesso anche di accasarsi sotto una delle più influenti label attualmente attive nel mondo del metal.
Consigliatissimo l’ascolto e l’acquisto.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















