Tornano tra noi gli antesignani del Gothic/Doom Metal Sound (alla pari, ricordo sempre, di Anathema e Paradise Lost) con il loro quattordicesimo album. “The Ghost Of Orion” è un album semplicemente, puramente, assolutamente My Dying Bride. Qui potrebbe anche terminare la recensione. Perché ormai gli stilemi del loro particolare genere musicale sono ben noti. A dire il vero, non sono molto ferreo sulla discografia completa dei Bride. Probabilmente avranno avuto anche loro il proprio periodo sperimentale (i Lost e i ‘thema certamente lo hanno avuto). Ma l’importante ora è il presente. Vale a dire, un album che ci restituisce pienamente le sonorità gotiche, romantiche e “melanconicamente rallentate” di cui i nostri sono stati da sempre assoluti maestri. Oltre a ciò, però, è facile accorgersi di quanto i nostri, coerentemente con il loro sound, siano artisticamente maturati nell’arco di 30 anni di esistenza. Possiamo immergerci pienamente e candidamente nelle loro classiche, piacevoli sonorità. E in effetti, “The Ghost Of Orion”, come ogni buon album dei MDB, è piacevole all’ascolto, grazie alla consueta atmosfera romantica e decadente, che si dipana per tutto l’album come fosse una sinfonia (e non di rado fanno sentire la loro presenza anche i colti arrangiamenti di strumenti ad arco, che donano al lavoro i consueti ed imprescindibili echi di musica classica). Per tutti coloro che sono avvezzi a certe sonorità, e anche ai non avvezzi che se ne vogliono accostare, Questo è il disco giusto. Un album Gothic/Doom Metal à la My Dying Bride di qualità fine e preziosa, aggiornato al 2020 con la massima naturalezza. Niente di più, niente di meno. E ancora oggi, direi che i My Dying Bride vincono su tutta la linea con un album superbo. Dimostrando ancora una volta che la loro sopraffina vena artistica non si è affatto esaurita. Prima di accettare a scatola chiusa l’album d’una band esordiente che verte sulle stesse sonorità, del quale magari non s’immagina lo standard qualitativo, esorterei il neofita a puntare anzitempo sull’album attuale dei MDB, che da trent’anni ormai calcano la scena, e sono garanzia di qualità. Certo… i detrattori continueranno a dire che la loro musica è “pallosa”, “noiosa”, “ripetitiva”, “ossessivamente lenta”… ma a noi che ce ne frega? Le atmosfere romantiche e decadenti che hanno fatto rivivere musicalmente la vena poetica di Keats e Baudelaire catalizzano ancora oggi un bel po’ di gente. Tacciate liberamente di grossolana superficialità dette fastidiose zanzare, ed altrettanto liberamente accostatevi a “The Ghost Of Orion”, fidandovi così dell’esperienza trentennale di una band che, ormai, ha fatto la storia.
Voto: 10/10
Alessio Secondini Morelli















