Il black metal dei Moorah risulta quello primevo, senza fronzoli e parecchio aggressivo. Di loro ammetto di saper poco e di trovarli oltremodo interessanti pur essendo strutturalmente della “vecchia scuola” e non facendo nulla per modificarne l’approccio e l’attitudine.
Essendo loro band della Repubblica Ceca si nota il loro approccio “dell’est
” rispetto a quello che è il classico black scandinavo; non di meno gli stilemi sono quelli tipici della parte orientale dell’Europa. “Marnost nad marnost” è il loro debutto molto interessante, seppur con delle pecche in fase di post produzione che analizzeremo più avanti.
Tecnicamente le composizioni sono interessanti, parzialmente interessanti, vi sono approcci tipici del black come i diabulus in musica e certe risoluzioni di chitarra e di batteria; ma la differenza, oltre ad aver cantato in ceco, è l’uso della voce più vicina al growl che non allo scream tipico del genere. Altra cosa che seppur legata al mondo del black vecchio stile ci sta in questa produzione, è proprio la scelta scarna del mixer e della post produzione lasciando parecchi spigoli nell’ascolto e per l’ascoltatore.
Otto brani con durate medio lunghe, in un paio di casi sarebbero state più godibili se fossero durate qualche manciata di secondi in meno, con cavalcate di doppio pedale accompagnate da un riff di chitarra altrettanto veloce, in piena dicotomia con il rullante ed i tom che si intersecano con il basso, che “inspiegabilmente” si percepisce in modo ottimo per tutta la durata dell’album.
Si passa a momenti di rallentati poderosi, quasi doom, ma con una carica di pesantezza e di rabbia repressa che esplode nelle voci di una certa potenza, che lascia l’ascoltatore quasi esterrefatto.
La voce appunto, con altissimo livello empatico pur non usando il classico scream riesce a trasmettere la malia e la disperazione dei brani.
Curioso il fatto che in un brano, non vi dirò quale, vi sono dei cori e degli accenti in voce femminile molto interessanti che riempiono ed amplificano il disagio e l’emozione del brano.
La particolarità della band in questo lavoro di avere delle derive rock e quasi, prendete con molte pinze il prossimo termine, prog fa apprezzare ancora di più il composto dalla band. Quindi la capacità del compo di miscelare più generi e più sfumature pur rimanendo all’interno di un meccanismo di “old school”.
“Vyvrátíme modly”, “Sigillum septima”, “Okem bouře”, “Vstávej” e “Slunovrat” sono i brani che mi hanno colpito maggiormente; va comunque detto che i brani “mancanti” nella lista hanno una loro dinamica ed un loro feeling, ma soprattutto una dignità specifica all’interno del platter.
Come sempre ascoltate l’album e decidete i vostri pezzi preferiti.
In conclusione siamo di fronte ad un esordio interessante, con parecchi fronti disponibili per l’interpretazione e per l’evoluzione non scontata. La band ha possibilità di migliorare e di andare oltre le “mere” categorie e le banali scelte di campo. Va sottolineato ancora una volta che il gruppo è già andato oltre gli stili classici e portando una certa ventata di innovazione, pur rimanendo parecchio vincolato alla tradizione.
Sarà il futuro a decidere se la band ha una vita lunga o meno, certamente lo dovranno decidere loro facendo delle scelte di un certo tipo, piuttosto che rimanere aggrappati a certe metodologie, a far la differenza.
Promossi e consigliati.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















