I Miracle Flair sono svizzeri e si definiscono “modern melodic metal”, e il termine del genere mi fa alzare le antenne, perché il termine “melodic” di solito, in questo periodo storico, viene avvicinato a “gothic” e/o “symphonic” ed equivale a dire power cantato al femminile con tastiere pesantemente presenti ed arrangiamenti in stile “orchestrale”.
Il loro nuovo album dal titolo”Synchronism”, che arriva dopo una serie importante date in l’Europa compreso un tour da headliner in Russia, di fatto è quasi in linea con ciò che ho appena scritto sopra.
L’unica variante è che la cantante, Nicole Hartmann, rispetto alle sue colleghe che appena possono ci infilano i super acuti o i finti passaggi lirici (indipendentemente se siano oppure no cantanti liriche), lei fa un lavoro eccelso per quello che riguarda il cantato. Una voce avvolgente, molto bella e calda che si adagia in modo ottimale sulle melodie delle undici tracce; ma purtroppo per i Mirale Flair non basta per arrivare alla sufficienza.
In ogni brano i Miracle Flair cercando il facile ascolto, rimasticando le strutture tipiche del power di questi ultimi anni. Stessi suoni e stesse distorsioni di mille altri gruppi; stoppati di chitarra già sentiti, tastiere praticamente identiche a altre band, bridge, special e pre corus super rodati. La produzione è alta assolutamente, come alta la cura di non andare oltre i paletti del genere power “female fronted” di questi anni.
I pezzi si fanno ascoltare, ma non restano molto in testa, purtroppo per la band. “Synchronism”, “What remains”, “Torn inside” e “In love and hate” sono interessanti, hanno potenzialità ma si perdono, perché assomigliano a mille altre canzoni. Le idee di base non sono malvagie certe melodie interessanti, ma se escludiamo gli amanti del genere, questo è un lavoro troppo leggero per un metallaro medio e troppo pesante per un rocker.
La chicca è la dodicesima traccia, solo per il mercato digitale, un remix electro dark di “In love and hate” che forse, mi viene da dire, che se avessero strutturato tutto l’album come il remix avremmo un buonissimo lavoro di synthpop con devianze metal e comunque una variante parecchio interessante e differente dalle undici tracce che la precedono.
Tutto l’album purtroppo suona scontato e prevedibile; sia chiaro l’album è ben prodotto e ben curato, ma di “modern” c’è poco se non il fatto che sia uscito da poco e che abbiano scelto alcune distorsioni che ora “vanno di moda”. I brani, restano poco nelle orecchie e meno ancora in mente e la cosa risulta triste, perché l’uso della voce in modo così differente dal solito “power al femminile mascherato col termine gothic melodic metal” è molto interessante, ma la sola voce non può fare se le composizioni sono trite e ritrite, come lo sono anche gli arrangiamenti, le scelte da mixer e la post produzione.
Consiglio mio personale, puntare ad andare verso altri lidi compositivi e tagliare il cordone con il “power finto goth” potrebbe essere l’unica via per la band per fare il salto di qualità. Il voto è poco sotto la sufficienza grazie a Nicole Hartmann e la sua scelta stilistica vocale, se avesse usato il finto lirico sarebbe stato insufficiente.
Voto: 5/10
Alessandro Schümperlin















