Che dire… Michael Monroe è tornato in città PUNTO. Un’altra figura eclettica, distruttiva, inesorabilmente inamovibile ed inossidabile della scena glam mondiale è tornata ed aggiungo per fortuna.
Monroe non ha bisogno di presentazioni, ma se non sapete chi lui sia oltre che “SHAME ON YOU” andate a recuperare sia gli Hanoi Rocks che le stesse produzioni da solista e coi Demolition 23.
Sessant’anni suonati (sessantuno il prossimo 17 giugno) e una vita dedita al rock, al glam ed al punk più rumoroso e senza compromessi.
La sua carriera solista inizia poco dopo, si fa per dire, lo scioglimento tragico degli Hanoi rocks (cercate la storia della band e capirete) e non ha mai smesso di produrre musica come la intende lui: diretta, rozza, senza compromessi e festaiola.
Questo nuovo album “I live too fast to die young” non fa la differenza. Quindi suoni ruspanti, grezzi ma non abbozzati; composizioni classiche con marchio di fabbrica di Monroe, ma non per questo prevedibili o scontate; undici brani che fanno capire che il nostro “eroe” è ancora in grado di dare sensazioni e di dare badilate in faccia all’ascoltatore.
Produzione ovviamente stellare, come si dice “non si va a casa del ladro ad insegnare a rubare” e una carriera che è “stabile” dal lontano 1981 vorrà dire qualche cosa sul come proporre e produrre un lavoro di qualità ; una lineup che supporta Monroe nelle sue undici gesta che compongono questo album.
Come sempre la ballad immancabile nei suoi lavori troneggia e permette di apprezzare le capacità della band non solo con la “cattiveria” ma pure con la “dolcezza”.
“Murder the summer of love” che apre l’album, “Derelict palace” come dicevo prima ecco la ballad strappa lacrime, altrettanto “Antisocialite”, un accenno al punk tanto amato da Monroe con “Pagan prayer” “All fighters! e la titletrack ” I live too fast to die young” sono i brani che mi hanno colpito, fermo restando che è stato difficile scegliere, ma questo principalmente per una questione di mio piacere personale e di mio sentimento.
Il “taxi driver”(la canzone con cui impattai sugli Hanoi rocks molti anni fa) è tornato ed ha dimostrato di saper, e di poter soprattutto, dire la sua ancora una volta.
Ho faticato molto a non mettere “due etti di sentimento” nella recensione e nel voto, ma credo di avercela fatta e l’unica cosa che posso aggiungere è che questo album è da avere e dovreste ascoltarvi anche il pregresso.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















