Un concept album incentrato sulla figura di un Re, del suo popolo e due maghi alla ricerca di un oggetto magico, il “Golden Pentacle” (Pentacolo d’Oro) che da appunto il titolo al disco. Ma veniamo per ordine: l’album in questione è l’opera prima di Marco Garau, tastierista dei Derdian che per l’occasione a chiamato a sè in questo progetto, la sezione ritmica della band madre ossia Salvatore Giordano alla batteria ed Enrico Pistolese bassista. Come voce Anton Darusso (Wings Of Destiny) e alle chitarre il duo “straniero” formato dal danese Gabriel Tuxen (Seven Thorns) e dall’americano Matt Krais (Shadow Strike).
I Marco Garau’s Magic Opera come si presentano al pubblico, hanno esordito ufficialmente lo scorso 19 febbraio con questo “The Golden Pentacle”. La proposta musicale è di chiara matrice Symphonic Power, Garau porta in questo suo progetto le proprie influenze stilistiche e l’esperienza appresa nei Derdian, la sensazione che di de ja vu in “TGP” è rilevante.
Pezzi come la title-track, “Keepers Of The Night” o “Fight For Victory” non possono non far tornare alla mente band storiche della scena come i Rhapsody. La struttura del sound è caratterizzata dall’uso massiccio delle tastiere (come ad esempio in “The sacred Legacy”), da mood tipici del genere con ritornelli epici (“Never ending Pain”, “The Secret of The Sea”) e un approccio pesantemente operistico ma più immediato.
“The Golden Pentacle” non ha pretese di essere un disco originale e difatti non lo è, ma si presenta come la volontà di tributare un genere come era venti anni fa. Nel 2020 ascoltare un disco come questo può far storcere il naso ai detrattori o a semplicemente chi non ne può più di certe sonorità fin troppo abusate, ma può anche rendere felice chi non ha mai abbandonato il Power. Un lavoro coraggioso di una band italiana che rende omaggio a quel tipo di sound con cui l’Italia è diventata grande al giro per il mondo.
Al di là dei discorsi sul genere, il disco convince essenzialmente per due aspetti: quello della composizione e della produzione. I pezzi possiedono quella caratteristica che li rende ascoltabili anche una seconda volta e il lavoro in sede di produzione rende giustizia al tutto.
La nota dolente del “de ja vu” passa in secondo piano di fronte alla qualità di un prodotto decisamente notevole.
Voto: 8/10
Sonia Giomarelli















