“L’Apocalisse, in ultima istanza, è una narrazione sul destino dell’uomo indivisibile tra sé come persona e la società, diventando un tutt’uno con essa…” Andrej Tarkovskij
Con le varie riaperture e le zone bianche in tutta Italia, anche i viaggi in treno si sono ristabiliti (con le opportune distanze di sicurezza e il rispetto dei protocolli). In questa caldissima estate 2021 mi trovo quindi in viaggio su un FrecciaRossa in direzione Milano per lavoro…lungo il viaggio mi siedo in uno di quelle comode poltroncine con mille porte USB e leggo le varie mail, ho una lista interminabile di band da recensire e interviste da effettuare (sono stato un po’ lontano dalla scrivania…). Uno dei titoli che mi salta subito all’occhio è l’album di cui parleremo in questa sede, il recente Live dei Lacuna Coil dal titolo Live From The Apocalypse…registrato proprio nella città dove mi sto dirigendo in questo momento: Milano e più precisamente nel locale ormai culto della città per quanto riguarda la musica metal nella metropoli lombarda: l’Alcatraz Club.
In qualsiasi altro momento della storia il mio approccio a una recensione di un live album sarebbe stato abbastanza distaccato, in quanto come già scritto in altre sedi, il live cd è, a mio parere, un controsenso…la musica è: o creata a doc in studio (preparazione del concetto e delle tecnicità della proposta musicale e artistica) o è presentata dal vivo (lavoro di esposizione della componente sonora che si materializza in modo “vitale” nelle orecchie e nei cuori degli ascoltatori raccolti nella sala da concerto). Il connubio delle due cose non è né carne e né pesce…editare un pezzo live o renderlo su supporto disarticola l’essenza primaria della musica dal vivo che è per sua natura transitoria e immaginifica.
Ma c’è anche da dire che siamo nel 2021…il mondo è stato colpito da un evento che nessuno di noi ha mai conosciuto: una Pandemia. Gli effetti di questo stato così destabilizzante nelle vite di tutti i giorni sono molteplici…sia nel micro, che nel macro. Una delle conseguenze è stata che tutti i momenti di ritrovo o solamente di “vita” di noi tutti si sono diradati e a farne le spese è stata anche la musica dal vivo. Ecco quindi che i Lacuna Coil hanno fatto un qualcosa di, al di là della mia visione personale del prodotto, doveroso e necessario…
A Settembre dello scorso anno la band milanese capitanata dal grande Marco “Maki” Coti-Zelati e avente come “polena” la bravissima Cristina Scabbia, è salita sul palco dell’Alcatraz e ha fatto solo esclusivamente quello che c’era da fare, con coraggio, forza e perseveranza: ha Suonato la propria musica. Perché è vero che in quel locale non erano presenti gli spettatori, il fragore degli applausi, l’enfasi delle urla dei fan, il calore sprigionato da centinaia di persone in estasi per quella meraviglia che è la Musica Live…ma la band, come ogni artista che si rispetti, ha suonato – e ha suonato alla grande – la propria musica, la propria arte, la propria vita (perché per i Lacuna Coil la musica non è un hobby, non è un passatempo…è una passione che è diventata una ragione di vita – chiunque abbia critiche nei loro confronti dovrebbe prima aver l’umiltà di capire che i LC sono una di quelle band che ce l’hanno fatta…e alla grande…e a quei livelli ci si arriva non “per caso”, ma con una componente chiamata: Talento)
I Lacuna Coil sono saliti sul palco e hanno eseguito per intero il loro ultimo album Black Anima, scelta a mio avviso ottima…perché spesso il suonato dal vero è fondamentale per capire la qualità del materiale. I pezzi suonano fluidi, dinamici e carichi di quell’intensità che, credo, sia dovuta anche al fatto che un Live post-pandemico sia una cosa unica nella storia di una band. Non darò giudizi prettamente tecnici sui brani…il lavoro va preso nel suo complesso come un Atto di integrità artistica nei confronti dei fan, ma soprattutto di loro stessi come band. Come in tutte le apocalissi possibili non c’era nient’altro da fare se non dopo lock-down e immagini strazianti, muoversi per “smuovere” le cose, ridare fiato al mondo del musicale.
Segnalo a dover di cronaca pezzi davvero ottimi come: Now Or Never, Black Feathers, Under The Surface e Bad Things.
Come già detto il lavoro va ascoltato nella sua interezza e soprattutto nella sua “volontà” (è stato trasmesso anche in diretta streaming – fattore che porta la band in una sorta di doverosa contemporaneità)
Che voi siate fan o meno della band è indifferente, perché il gusto personale avrà sempre molteplici connotazioni, le cose davvero rilevanti sono che un album come questo abbia preso forma, che sia stata una grande band italiana a farlo e che il mio treno sia arrivato in Stazione Centrale…chiederò al tassista di fermarsi un attimo durante il tragitto davanti all’Alcatraz e passando lì davanti penserò non come al solito: “quanti concerti ho visto in questo posto”, ma che lì dentro abbia avuto luogo un concerto senza pubblico, che per il suo valore simbolico è stato probabilmente il più rispettoso e importante per il pubblico.
“Si percepisce… che quel che si vede nell’inquadratura non si esaurisce nella sua raffigurazione visiva, ma allude soltanto a qualcosa che si estende all’infinito al di fuori dell’inquadratura, allude alla vita.” Andrej Tarkovskij
Voto: 8/10
John Sanchez















