“K” è il nuovo lavoro marchiato Kolossus, dietro il quale c’è “Helliminator” polistrumentista ligure, o per esser più preciso genovese, che presenta un lavoro di black vecchio stile con palesissime referenze e riminiscenze al vecchio black metal scandinavo molto in voga negli anni ’90 e primissimi 2000.
Vanno indicate alcune cose che rispetto al passato sono cambiate rispetto al suo esordio: la casa discografica, il batterista e lo scream. Per la casa discografica abbiamo la my kingdom music, alla batteria Tomas Myklebust(per chi non lo conoscesse: Galar e session per i Kampfar) è per lo scream Albrecht(Manon). Questo implica che il nostro si è concentrato su chitarra, basso e voce pulita (quest’ultima con risultati non sempre funzionali al lavoro e prodotto).
Non entro nel merito di: “black metal scandinavo fatto in Italia” dato che sarebbe sterile come valutazione; resta però il fatto che gli stili, le scelte e certi approcci sonori sono palesemente e mostruosamente simili, per non dire ricalcati pedissequamente, a certi brani di band scandinave degli anni ’90 e 2000. Purtroppo noto che in molti casi, degli otto brani presentati, si trovano gli stessi brutti vizi ed errori del black di quel periodo:
La post produzione scarna, o quasi inesistente, non aiuta minimamente ad apprezzare le scelte. Anche perché a più riprese la scelta è di optare verso un: “musica estrema che va oltre la ‘banale rabbia’ ” non viene finalizzata a modo; senza contare che comunque ci dovrebbe essere una valorizzazione migliore di certo meglio di quello che si sente. Spiace perché è un’occasione persa.
Come accennato prima la voce pulita in più punti è sconveniente e non ottimale; in altri punti invece risulta bella evocativa e ottimale. Quindi siamo ad un altalena tra il “bello” è il “ma perché?”. Lo scream fa il suo, né troppo né poco. La batteria buona per l’impeto, ma la post produzione resta arida e poco enfatizzata. Purtroppo sembra abbandonata a se. Basso, non pervenuto(escluso in “Heartless horned kings” che ha un paio di battute di palese presenza per uno stacco di chitarre e di batterie) si deduce, per il resto, principalmente perchè presente dalle info. Le chitarre affilate il giusto, ma prevedibili sia nelle parti distorte che in quelle in acustico.
Delle otto tracce, sette più intro acustico quasi d’ordinanza, debbo dire che nessuna rimane particolarmente impressa; sono buone nel complesso, perché c’è potenzialità e ci sono idee interessante, ma non sono, purtroppo per il progetto svolte bene.
“Dust” intro acustico, che ricorda alcune cose dei primissimi TiamaT e dei primissimi Moonspell. “T.A.A.” che ricorda sotto un certo aspetto i primi Enslaved ed i primissimi Satyricon ma con meno raffinatezza. La sopra citata “Heartless horned kings” ripercorre nuovamente le tracce e le vie di Satyricon ed Enslaved dei primissimi anni ’90. il resto si perde nel doppio calderone del “vorrei ma non posso” e del “sto in confort zone, quindi già visto e già sentito”.
La sufficienza c’è, solo perché percepisco delle potenzialità; ma per il prossimo lavoro ci deve essere più cura nel composto e nel post prodotto. Aggiungiamoci poi che qualche idea personale non farebbe male al progetto, anche perché personalmente: perché dovrei prendere ed ascoltare quello che è già stato fatto da una “nuova leva” e non prendere gli originali norvegesi, svedesi e finnici?
Dispiace, occasione persa per poter dare un approto personale alla scena black.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















