Per Ivan Robinson Garcia, giovanotto polistrumentista del Tennessee, la passione per l’Heavy Metal nella sua forma più tradizionale è cosa davvero seria. Soprattutto se si presenta al pubblico degli appassionati con l’album di esordio del suo one-man-project Ivander (uh… complimenti per il monicker!) in grandissimo spolvero. “Inferno 1978” è effettivamente un album molto ben fatto, che fa onore alla Grande Tradizione della NWOBHM a cavallo tra fine ’70/inizio ’80 del XX secolo. Nei riff cavalcanti, nelle armonie chitarristiche, nei ritmi possenti e nell’impostazione vocale, effettivamente, troviamo una concezione davvero tradizionale del Metal, che quella che oggi non va più di moda. Le composizioni sono cesellate in maniera artigianale, epiche e prog-eggianti laddove serve senza mai sbavare. Abbiamo poi una produzione delle chitarre calibrata da un suono che entra nel cuore a chiunque ami certi clichè “defender” della primissima ora. E oltre a tutto ciò i brani sono in una certa misura coinvolgenti nell’ascolto e (diciamo pure) nell’headbanging. L’album è incorniciato anche da una “tradizionalissima” intro tastieristica di sapore Epic, nonchè da una song finale “You Are My Home” sorretta esclusivamente da keys orchestrali, pianoforte e voce. Forse qui le doti vocali di Ivan risultano leggermente sotto le righe, ma il risultato è discreto. Disco settoriale, fatto con passione “artigianale” ma corredato da suoni “d’annata” ancor capaci di toccare le corde emotive dei “metallari” più attempati… ma consigliato anche ai giovanissimi.
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















