Gli Irdorath sono in giro da quindici anni circa e con questo “The final sin” vogliono ripresentarsi a noi con una combinata non da poco. Il loro è un black con venature thrash e death; la cosa strana che aleggia già dalle prime battute è la combinazione delle formule “grim and frostbitten” di qualche decennio fa e della tipologia “lo-fi” tipica del black metal vecchio stile con una cura del suono che non è ne scontato e neppure consueta; ma andiamo per gradi.
La band nata, nel 2005, fa uscire un demo nel 2006 di tre brani e da li a poco esplode con cinque lavori rispettivamente nel 2007, nel 2012, nel 2013, nel 2017 e l’ultimo cronologicamente parlando di pochi mesi fa. Inoltre la band dichiara sul proprio sito che per i 15 anni di vita sta valutando la ri registrazione del loro primo album “Götterdämmerung” aggiungendovi del materiale mai edito oltre al remaster.
L’album scorre bene per tutta la sua lunghezza ed è interessante anche per coloro che non sono strettamente correlati all’ambiente black metal.
Strutture, ripeto, che prendono a piene mani sia nel death che nel black e qua e la delle smitragliate in stile thrash teutonico, la voce in scream lascia lo spazio ad alcune svisate nel growl, ma in ogni caso abbiamo il delay, l’eco ed i riverbero tipici del black old school che supportano le urla di rabbia del cantante. la batteria è un treno lanciato in corsa a tutta velocità, senza mezzi termini e senza sconti per nessuno. La combinata chitarre e basso è tanto azzeccata quanto devastante. Purtroppo come accade non è, il basso, immediatamente percettibile dato che si confonde tra le frequenze della batteria che con alcune delle chitarre, ma riesce a dare una forza in più agli strumenti a corde che tagliano le orecchie in immediata.
Nei nove brani che compongono questo album trovare le tracce migliori non è semplice dato che il lavoro è molto interessante sia per gli appassionati del black che di coloro che sono appassionati del metal estremo e tirato. “Disgust of Enlightenment”, “Debaptized”, “Divine delusion”, “The plague I am” e la conclusiva “When the last bell falls silent” vi daranno la dimostrazione di quello che la band sa fare. Come sempre vi invito ad ascoltare l’album e di far vostra la tracklist e poi decidere quali sono gli anatemi urlati dalla band.
Concludendo “The Final Sin” è un album maturo, ben suonato e con una produzione sopra la media del genere. La capacità dei quattro di creare materiale che possa piacere non solo a fans “die hard” del black credo che li farà scoprire anche ad altri.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin
















