Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?
Giuseppe: Distant Dream è un mini concept, che raccoglie sotto una nuova veste la nostra originale produzione dei primi anni 2000 insieme a due brani inediti registrati per dare vita a questo compatto full length.
Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?
Vittorio: La band nasce dalle ceneri dei Legend, gruppo di cui facevano parte i chitarristi Vittorio Viviani e Giuseppe Di Matteo ed il bassista Marco Assante. I Legend rappresentavano un gruppo emergente della scena palermitana heavy metal di fine anni 90 ed erano principalmente dediti a cover heavy-power. L’esigenza del combo chitarristico di dar vita a prezzi propri si tradusse nel reclutamento di un nuovo batterista ed un nuovo cantante. Nel corso delle audizioni si sono imposti Claudio Florio e Francesco Costanzo, con i quali si creò il mix perfetto per la nascita de Synthesys. Purtroppo, le sopraggiunte esigenze lavorative di ogni componente diradarono via via le prove ed i concerti e ciò, col tempo, provocò lo scioglimento di fatto della line up.
Come è nato invece il nome della band?
Giuseppe: Synthesys è una variazione letterale sul tema della circolarità del concetto di “sintesi” ma è anche la contrazione di “synthetic system”, un tema sullo sfondo dei testi dei brani, ambientati in un futuro remoto in cui l’affermazione dell’individuo sembra coincidere con l’affermazione dell’umano.
Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?
Giuseppe: I testi sono stati portanti nello sviluppo dell’opener Hope e ancor di più nella title track Distant Dream, in genere tuttavia vi sono spesso riferimenti circolari tra parole e musica. Le liriche sono in bilico tra il gusto introspettivo tipico del progressive, e il suggerimento di atmosfere cyberpunk incentrate in un gioco di rimandi tra futuro e passato, che tendono a combattersi alla ricerca di un equilibrio.
Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?
Giuseppe: Dal punto di vista musicale i Synthesys possono definirsi progressive power. Su strutture tipiche del power speed tedesco e scandinavo, vi sono forti influenze prog/AOR, in un gusto compositivo che cerca sempre di privilegiare la melodia e la struttura dei brani, tra scambi solistici e armonie che cercano di fondere il contributo di basso, chitarre e voce.
Come nasce un vostro pezzo?
Marco: Un nostro pezzo nasce quando, una volta riuniti, proviamo a trasformare in accordi pensieri, ricordi o sensazioni della vita che stiamo vivendo; infatti, pur suonando un genere ben preciso, si può notare certamente come in ogni brano proviamo a trasmettere emozioni ben precise. Spesso basta solo che uno di noi inizi a parlare della sua esperienza per far si che gli altri inizino a buttar giù, durante il suo “racconto”, le prime note o ritmi di quello che in futuro sarà un nuovo pezzo.
Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?
Vittorio: Questa è una domanda scomoda! Credo nessun artista possa realmente rispondere in modo sincero, non fosse altro che per esigenze di marketing…Ironia a parte, credo che il pezzo simbolico che di fatto ci unisca di più sia Deeper Sight, nostro primo esperimento musicale frutto dell’entusiasmo iniziale…poi il pezzo è stato composto a casa di amici, un buen retiro dove si è cementificata la nostra amicizia, e in cui Claudio e Francesco hanno dato un contributo determinante nel creare l’incedere davvero trascinante di questo pezzo.
Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
Giuseppe: Il nostro suono è stato influenzato originariamente soprattutto dall NWOBHM degli Iron Maiden, il power americano e tedesco, la melodia di Europe e Journey, e il prog britannico di Asia, Styx, Dare. La nostra ricerca è quella di non volere necessariamente assomigliare a questa o quella band, soprattutto una grande attenzione è presente nel fondere le influenze creando tessiture melodiche senza ricorrere all’utilizzo di tastiere.
Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?
Claudio: Siamo in fase di discussione per dare un seguito nostro debutto ufficiale , anche se tutti e 5 siamo separati tra la nostra città natale Palermo, l’Italia e l’Inghilterra.. Con le nuove tecnologie, internet ecc, ci sarà possibile comunicare e progettare un nuovo lavoro.. Il fattore Covid ha messo in ginocchio l industria musicale LIVE, quindi non abbiamo un tour in programma, se in futuro le cose cambieranno, e ci sarà la possibilità di presentare il nostro lavoro, ci riuniremo ancora come lo scorso anno per registrare le 2 tracce bonus che contiene il nostro cd.
Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?
Claudio: La scena Italiana ha molte band valide è sempre in crescita, nonostante il digitale sta facendo morire la copia fisica del cd, solo un vero collezionista continua ad acquistare da vero appassionato, e poi bisogna supportare le band per far sì che continuino a rilanciare nuovi lavori, se non si fa cosi, molti gruppi finiranno per chiudere i battenti.. Suonare in Italia è sempre stato un problema, con le altre mie band TRINAKRIUS e CRIMSONWIND, ho avuto modo di portare i nostri lavori tra Germania, Cipro, Malta Giappone, dal 2006 fino al 2016, quindi 10 anni sempre in movimento.. Aspettiamo tempi migliori per poter programmare qualche live..
Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?
Francesco: Ritengo che internet sia più oggi un’opportunità rispetto a prima. Quando abbiamo prodotto il primo ep non vi erano i mezzi di telecomunicazione e social che ci sono adesso. YouTube è nato nel 2005 e, ad oggi, è sicuramente il mezzo di diffusione più interessante, anche se spotify e altri sono strumenti interessanti. Sicuramente l’album ad oggi “ distant dream “ risulta essere maggiormente visibile rispetto al passato. Rispondendo alla tua domanda beh si penso ci abbia aiutato, e questo fa senz’altro ripensare alle mancate opportunità avute in passato.
Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?
Marco: Credo che questo genere sia perfetto per mettere in risalto sia la nostra velocità che la potenza sonora degli strumenti che suoniamo, ma, allo stesso tempo, ci permette di inserire molti virtuosismi dando libero sfogo alla fantasia di ognuno di noi. Nella struttura dei brani, infatti, al momento della creazione, sono stati creati degli spazi ad hoc cosi da lasciare libero sfogo al musicista di turno per valorizzare al meglio la propria tecnica. Io, venendo dalla musica classica, e Giuseppe, dalla cultura musicale incredibile, ci siamo anche divertiti ad inserire sonorità ricercate per dar maggiore valore ai nostri brani (vedi per esempio la chitarra folk dell’intro di “Distant Dream” o quella a dodici corde nella parte piu epica di “Deeper Sight”
C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?
Giuseppe: Sarebbe davvero interessante avere l’opportunità di collaborare con musicisti che hanno più di altri innovato in ambito power, penso per esempio a Ian Parry e Arjen Lucassen.
Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?
Francesco: Grazie per l’interesse e continuate a seguire Giornale Metal e a supportare la scena italiana, speriamo di incontrarvi sulla nostra pagina facebook, sulle piattaforme digitali per scoprire il nostro nuovo CD.
Maurizio Mazzarella















