Con Culto, gli Infection Code ritornano con una prova solida che segna un ulteriore passo nella loro carriera di 25 anni. La band italiana, pur radicata nella tradizione del thrash e del death metal, riesce a distinguersi con un sound che spazia anche nel melodeath svedese e in alcune sonorità industrial. La nuova fatica è un concentrato di violenza sonora, riff serrati e momenti melodici che colpiscono e catturano l’attenzione.
Il titolo, semplice e incisivo, rispecchia perfettamente il contenuto dell’album: rapido, brutale e con una struttura musicale che non si perde in fronzoli. Culto è un album che non ha paura di colpire in faccia, ma che sa anche offrire momenti di riflessione attraverso arpeggi suggestivi e passaggi più introspettivi, come in “Dead Brain’s Oblivion”. Il contrasto tra la violenza sonora e la parte più melodica regala una varietà che tiene viva l’attenzione per tutta la durata del disco.
Dal punto di vista della produzione, l’album si distingue per la sua pulizia e per l’autenticità del sound. La musica e le voci sono presentate in modo diretto, senza artifici, proprio come le si ascolterebbero dal vivo, garantendo un’esperienza genuina e di impatto. La voce principale, un growling profondo e cavernoso, è il punto di forza del disco, anche se lo screaming, seppur efficace, non riesce a raggiungere lo stesso livello di intensità. La batteria, versatile e precisa, si adatta perfettamente alle varie dinamiche del disco, senza mai risultare fuori luogo.
Un elogio particolare va al basso, che si impone come vera colonna portante dell’album. La sua presenza, solida e costante, diventa il fulcro attorno a cui si sviluppano gli altri strumenti, regalando una profondità che spesso manca nei lavori di altre band del genere.
Complessivamente, Culto è un album che rimane coerente con il passato degli Infection Code senza rinunciare a proporre una musica solida e coinvolgente. Non cerca di reinventarsi, ma offre ai suoi fan un prodotto di qualità che non tradisce le aspettative, restando fedeli al proprio stile. Un lavoro compatto e convincente che piacerà sicuramente agli appassionati del metal estremo e ai seguaci della band.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















