di Antonella Carpino
Bologna ha accolto con calore e partecipazione, la sera del 16 gennaio, Venere Nemica, la pièce teatrale con protagonista Drusilla Foer, produzione e distribuzione Savà Produzioni Creative, che rilegge il mito di Amore e Psiche con intelligenza, ironia e una profonda carica emotiva.
Scritta da Drusilla Foer insieme a Giancarlo Marinelli e diretta da Dimitri Milopulos, con la partecipazione di Elena Talenti e la produzione artistica di Franco Godi per Best Sound, l’opera si muove con elegante equilibrio tra tragedia e commedia, riportando i grandi temi del Classico nel cuore della contemporaneità. Il risultato è uno spettacolo che diverte e commuove, capace di parlare al presente senza tradire la forza archetipica del mito.
La Venere immaginata in scena non abita più l’Olimpo: è un’immortale in esilio volontario, che vive a Parigi tra gli uomini, lontana dagli Dei vendicativi e capricciosi. Una Dea che guarda con tenera invidia alla fragilità umana, alla sua urgenza di vivere, amare, sbagliare. In questo spazio terreno, Venere può finalmente permettersi l’imperfezione, diventando sorprendentemente vicina allo spettatore.
È attraverso il rapporto con la sua misteriosa e inseparabile cameriera che il racconto precipita nel passato, quando il mito riaffiora con tutta la sua potenza: l’amore proibito tra Amore e Psiche, il conflitto insanabile tra madre e figlio, la suocera nemica che riversa sulla giovane mortale il rancore di una Dea frustrata e di una madre tradita. Temi eterni — la competizione suocera/nuora, la bellezza che sfiorisce, la possessività materna, il conflitto tra uomini e Dei — emergono con una forza nuova, attraversando secoli e sensibilità.
Nel paradosso dolce e feroce di una vita che non risparmia nessuno, nemmeno gli immortali, Venere scopre però ciò che più la spaventa: l’amore. Un amore infinito e incondizionato per il figlio ferito che, fuggendo dall’amata, torna da lei per curare le ferite del corpo e dell’anima. È qui che la Dea cede definitivamente il passo alla madre, e il mito si fa umano, fragile, struggente.
Venere Nemica si conferma così uno spettacolo di grande raffinatezza narrativa e interpretativa, capace di trasformare un racconto antico in uno specchio contemporaneo, lasciando il pubblico bolognese con il sorriso, ma anche con una domanda aperta sul senso dell’amore, del potere e della perdita.















