Ci sono delle realtà estreme che per scelta, non sappiamo bene neanche il perché a volte, vogliono rimanere in un certo senso anonime, come nel caso dei Drabataturk, di cui a stento sappiamo la provenienza, Russia in questo caso. Nelle info a nostra disposizione vediamo scritto che trattasi di un’anonymous band. Riguardo alla musica invece, ci troviamo di fronte un buon black metal con delle rifiniture folk. I brani suonati in maniera magistrale, con una tecnica strumentale invidiabile, sono strutturati davvero bene e registrati in modo tale da poter distinguere praticamente ogni singolo strumento, on tutti gli effetti sonori ben in vista. Dopo i primi trenta secondi affidati a Jingle Drabataturk, le cose si fanno serie con Rise Of Drabataturk, brano che pesca a piene mani dai Darkthrone, quelli per intenderci di Ravishing Grimnes/Plaguewielder/Hate Them, niente male davvero. Continuando l’ascolto si può capire benissimo che i Drabataturk siano devoti alla famosa band sopra citata, si può sentire nelle varie Goblin Procession, To The Altar e soprattutto Goblin’s Dance. Nella musica di questa particolare entità Russa comunque c’è anche tanta personalità e molto interesse per tutto quello che riguarda la frangia dura del folk della loro Terra. Non ci trovano all’interno così molte innovazioni stilistiche attenzione, ma le canzoni funzionano molto bene e si lasciano ascoltare in maniera scorrevole e in alcuni cassi riescono a fare sobbalzare per ferocia e potenza, come in Throw Uk-Kuzluk Forest e la devastante Hunting. Le atmosfere cupe, nere come la pece sono sempre presenti su tutto l’album, dove trovano spazio altre influenze estreme come i Thyrane del famoso demo Black Harmony del 1997. Dodici infernali tracce che faranno la felicità di tutti i sostenitori della nera fiamma che non accenna minimamente ad affievolirsi. Un primo album da incorniciare nelle incandescenti pareti dell’inferno.
Voto: 7/10
Sandro Lo Castro















