Arriva dall’Italia uno dei dischi certamente più originali e sperimentali che almeno io abbia avuto modo di ascoltare negli ultimi periodi . Protagonista è il Dr.Schafausen, alias Sergio Pagnacco, musicista molto quotato che ha collaborato con importanti artisti e che ha sviluppato uno stile, sia esecutivo che compositivo, veramente personale.
In questo “How can you die?” Pagnacco sviluppa il tema del disagio mentale, descrivendolo in tutte le sue forme. Lo fa dall’alto della sua scienza e della sua esperienza professionale perché lui, il Dr. Schaufasen, è un medico audiologo, con esperienze anche di insegnamento universitario. I brani, dal punto di vista dei testi, affrontano con molta profondità temi molto complessi come la propensione al suicidio, la rabbia, le fobie, i disordini derivanti dall’ossessione per il gioco virtuale, il numero crescente degli hikikomori, ragazzi che si isolano completamente dal resto della società, un fenomeno giapponese che sembra riguardi la cifra pazzesca di 1,2 milioni di giovani e tanto altro. Un brano, “Comet” vede il testo del figlio adolescente di Sergio, Nicolò.
Non è solo nei testi la forza e la qualità del disco, anzi. Il primo brano, “How i can i die” si colloca nel groove-rock che ha ben rappresentato Sixx Am nel suo disco solista. Le assonanze sono molte e, devo dire, Dr. Schafausen non sfigura assolutamente, con una proposta molto fresca. Il bassista di Vanexa e Labyrinth è sicuramente padrone dello strumento, ma lo è anche delle orchestrazioni e dell’ambientazione musicale, mentre per le voci, come in “Anger” si alternano passaggi growl a linee vocali pulite, per sottolineare il contrasto che spesso si agita dentro ognuno di noi, aspetti negativi e positivi della personalità, visto che è la salute mentale il tema centrale di questo interessante e sperimentale lavoro di Pagnacco.
Il disco, tirato in edizione limitata, offre anche un comic-book di 44 pagine dell’artista disegnatore Paolo Massagli, per completare un’opera già importante.
Il groove alimenta sia “Brain Fog” che la seguente “Gaming disorder” dove l’approccio vocale è classicamente nu metal, alla Linkin Park per intenderci, ma con grande personalità. I suoni sono moderni, si fa uso della tecnologia e, direi, di alcuni campionamenti, situazione che non mi scandalizza di certo. Ogni brano presenta molte sfaccettature, perché ci sono elementi djent, passaggi cari all’hip hop, metalcore, con risultati sorprendenti e molto innovativi.
“Daydreaming” offre la solita e brillante variazioni musicale, con passaggi anche limitatamente melodici, dove i toni si abbassano, concludendo il brano con atmosfere delicate e rarefatte, che collegano alla fase onirica di ognuno di noi. La cover non poteva essere che “21st century schizoid man”, rivisitazione molto particolare del brano dei King Crimson, rifatta anche da Devin Townsend, che risulta poco aderente all’originale, ma molto coinvolgente. “Comet” si avvale di molto synth, senza snaturare la portata groove metal di certi passaggi, specialmente per la parte ritmica, con un coro quasi anthemico, per un altro brano di qualità.
Una ottima linea chitarristica introduce e anima “We are digital”, sorretta da un grande lavoro ritmico, con una parte vocale che presenta il solito intreccio clean-growl molto brillante e mai fine a se stesso, con passaggi djent che rendono il brano assolutamente nuovo e fresco, dal punto di vista della musicalità. In “Hikikomori” si accentuano alcuni passaggi claustrofobici che appaiono in vari momenti di questo disco, che merita attenzione e ascolto, per la sua coraggiosa progettualità e le novità stilistico-compositive che introduce.
Voto: 8\10
Massimiliano Paluzzi















