I Disciplinatha sono senza dubbio uno dei gruppi più controversi e discussi del panorama musicale italiano. Nati a Bologna sul finire degli anni Ottanta, artefici di uno sviluppo artistico che fondeva musica, iconografia e narrazione, sono riusciti nell’impresa unica di farsi odiare sia dal pubblico di destra, che da quello di sinistra, con un’immagine che solo superficialmente poteva definirsi provocatoria.
In realtà i messaggi che i Disciplinatha hanno portato all’attenzione del pubblico sono stati molto più profondi e complessi della semplice provocazione, anticipando con straordinaria capacità di lettura del reale molte novità che avrebbero trasformato la società e la politica italiana e internazionale di lì a breve.
Musicalmente hanno creato un suono che ha avuto pochi eguali in Europa, fondendo istanze diverse tra loro, dal punk all’industrial, dal metal all’elettronica, in una proposta ineguagliata e singolare. In pochi anni sono passati da fenomeno di nicchia alla ribalta di televisioni, radio e palchi importantissimi, per poi scomparire definitivamente all’apice del successo. Addentrarsi nella storia dei Disciplinatha significa ripercorrere una delle pagine più irripetibili della musica italiana e, di riflesso, del costume e della società di quegli anni.















