Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?
Ciao a tutti, io sono Alfred Bestia, il leader di questo progetto solista. L’album in questione si chiama “Gallows Hood”, il concept proviene da un mio racconto di nome “Cruelty”, uscito da poco su Amazon. Il tema principale sono gli incubi e le paure generate da essi, apparentemente, perché la vera matrice si trova in tutto il marcio che sta mandando in rovina il nostro mondo, ormai da troppo tempo. Per me, come nel sistema generale delle cose, vi sono i mali della sfera pubblica – la società – e i mali della sfera privata – la famiglia, almeno quando non è più così, o i contatti personali – e in questo album ho tentato di urlare il mio disprezzo in faccia a questo genere di cose, quasi volendo creare una sorta di scontro tra… avrei detto una volta “tra il bene e il male”, ma ormai siamo ben oltre… uno scontro tra il male e il peggio: le musiche contro le lyrics, in un unico campo di battaglia. Non è un caso che quest’album, inizialmente, fosse stato pensato come un lavoro strumentale, alla fine ho deciso di buttarci questi testi anti-moral-buonisti e di cercare di rendere l’atmosfera per me più piacevole anche descrivendo gli incubi in questione, come se lo stesso incubo non fosse l’origine dei mali, ma la cura. È il modo migliore in cui possa spiegare che cos’è quest’album.
Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?
Io provengo dalla bassissima Puglia, ma il progetto è nato a Roma, in cui vivo tuttora. Ho sempre desiderato fare musica, inizialmente l’idea era quella base di suonare e fare concerti, proposito in cui ultimamente ho perso parecchia fiducia, alla fine crescendo, studiando e ascoltando i consigli di amici esperti, e dopo esser passato in mezzo a formazioni che non sono mai durate, causa disinteresse e bugie da parte dei componenti interessati, ho deciso di far tutto da solo. La prima cosa che ho fatto è stata imparare a suonare la batteria, la chitarra e il basso li suono da quindici anni, poi a imparare le tecniche di missaggio e mastering dell’home recording, grazie ai consigli del mio fonico Pierpaolo Lucchesi dei Traum Jesters – che, come ho detto in altri contesti, è per me un fratello maggiore e il secondo Demoghilas- nel mentre ho deciso di dar vita a tutti quei riffing e melodie che avevo in testa da quando ero giovane, i testi all’epoca del primo album “Vengeance on all!” Erano molto improvvisati così come lo stile, allora non c’era un’idea precisa, solo il voler uscire finalmente allo scoperto. Con “Gallows Hood” posso dire che, invece, c’è stato uno studio maggiore per le musiche e per i testi, e
credo si sia anche concretizzato il proposito e il segno distintivo musicale del mio progetto.
Come è nato invece il nome della band?
Sempre da un mio vecchio racconto, non ancora pubblicato e che intendo revisionare presto, per farci un film animato. Una rock band, oggi, ha 3 problemi fondamentali: gente che non vuole suonare, posti che non ti fanno suonare, nome. Ogni nome ormai è stato preso, anche quelli più banali come “Arteria”, “Vena circolare”, “Sistema scheletrico”, “Iena che ride” e via dicendo. Mentre scrivevo il racconto, c’era questo personaggio che rappresentava uno dei topos principali delle mie opere di fantasia, ovvero il lato oscuro dei protagonisti dell’avventura, come se la stessa si svolgesse da un punto di vista con un’idea e un individualismo che agiscono per mezzo di ciò che è eticamente “sbagliato”. Così, dopo aver concluso il racconto, decisi che la mia band sarebbe stata una one-man-band e che il nome sarebbe stato quello di questo personaggio del lato oscuro. Così, nell’estate del 2016 e concretizzatosi finalmente un anno dopo, è nato il progetto Demoghilas.
Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?
In “Gallows Hood”, come già accennavo, ho gettato il seme per quello che vorrei fosse lo stile identificativo del mio progetto, ovvero queste musiche di sei minuti tra il Doom, l’Industrial e il Progressive da colonna sonora di film e videogiochi vintage. Non avrò mai l’arroganza di dichiarare uno stile nuovo, ormai come per ogni nome anche ogni stile e ogni contesto è stato già preso o trattato, semplicemente è una mia visione della musica, una sorta di “matrimonio” tra Rock, Metal e colonna sonora. Lo so che ci sono altri che lo fanno già, questo è solo il
mio sistema. Non sono sicuro, tuttavia, di definire il mio progetto di genere Symphonic o Progressive Metal, è solo Rock e basta, anche se tutti oggi vogliono un’etichetta con cui affibbiare nomi e generi. Quando compongo, ormai, dopo “Gallows Hood”, penso sempre a un mio pezzo come una colonna sonora, che debba funzionare in tutto, strumentale, acustico, 8bit, l’idea è di dar vita a brani di questo genere “Opera Rock” in cui cercare di far emergere la mia firma.
Come nasce un vostro pezzo?
Di solito penso come prima cosa alla tematica, ma il processo di lyrics lo affronto sempre gradualmente e mai di petto: non riuscirei mai a restare seduto per un’ora o un minuto a scrivere finché non è finita, la affronto gradualmente, appena mi viene un’idea penso a delle frasi, in inglese e in rima, e aggiungo un tassello. La
musica deve venire prima, veramente di rado capita che musica e testo vengano partoriti assieme, ho bisogno di una base in cui poter incastonare il tutto alla perfezione. Registro in casa mia, i miei attrezzi sono 2 computer Apple, iMac e Mac, scheda audio Beheringer e Logic Pro X per incidere. Ho anche una batteria elettronica Alesis, ma gli strumenti MIDI come appunto batteria ed effettistica, di solito li scrivo direttamente al computer per maggiore precisione e assegnazione dei volumi, in modo da rendere il lavoro facile a Pierpaolo quando li andrà a lavorare. Registrato il tutto, esportati i singoli brani, sono pronti per essere mixati e poi masterizzati in uno studio. Il periodo massimo di costruzione definitiva di un album, a oggi per me, è di un anno.
Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?
Nonostante qualche aspetto di cui alla fine abbia dubitato, perché sono sempre troppo esigente con me stesso, è “Bearminator”. Ci sono io, la mia filosofia di vita, i maltrattamenti subiti e la mia rivincita, nonostante in alcuni punti avrei potuto fare di meglio con la voce, sono interamente dentro questo brano anche per quell’acerbezza voluta, come se a cantare fosse il disprezzo in forma fisica. In generale io sono legato a tutti i sei brani, ognuno di loro ha una storia, ma “Bearminator” è proprio Alfred Bestia in persona, così come anche “I’m at War”. “Gallows Hood” e “Apocademy” invece sono delle appendici del racconto “Cruelty”, una parla della storia in generale, l’altra di un dettaglio di ciò che potrebbe essere un potenziale seguito. Ma “Bearminator” è il mio pezzo fototessera.
Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
Lo dico sempre e non potrebbe essere differente, i Rammstein sono la mia band preferita e molto proviene da lì. Ho altresì detto che anche il Melodic Death svedese ha influenzato il mio sound, magari un giorno farò un progetto solo di questo genere. Essendo un amante del Doom i Black Sabbath e le loro idee chitarristiche sono d’obbligo. Per “Gallows Hood” le maggiori influenze provengono dalle già citate colonne sonore di film e videogiochi di tanti anni prima. Goblin, Fabio Frizzi, Daemonia, Nobuo Uematsu… dai film Fulci-Argentiani ai
videogiochi come “Final Fantasy IX” e “MediEvil”. Un giorno anche Danny Elfman e le colonne sonore Burtoniane potrebbero ottenere un merito e un ringraziamento.
Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?
La promozione è in mano al mio agente, che io ringrazio di cuore. Sento di dover ringraziare anche il mio zio-regista Pierfrancesco Campanella per un articolo della rivista Raropiù e la mia sorella roscia Annalee Hudson che non perde mai occasione di promuovere ogni mio minimo spostamento in avanti. Un tour… tocchiamo un tasto dolente, certamente faremo dei concerti dal vivo, ma sinceramente sono stanco di combattere contro una causa persa contro cui mi batto da dieci anni, ne ho avuto abbastanza tra idioti che accettano di suonare con te solo per piantarti all’ultimi e locali che fanno la voce grossa pretendendo il massimo del verde per concederti una serata. Ora, finalmente, ho comunque i componenti validi per affrontare un live, ma saranno sempre delle cose piccole e nell’underground dove voglio rimanere. Non aspettatevi tour mondiali o nazionali, niente affatto. Massimo tre concerti all’anno, Pasqua, Halloween e Natale, così rende meglio anche l’idea dello spettacolo teatrale d’impronta Shock Rock che desidero avere. Credetemi: per uno che vuole solo fare musica e badare anche al resto dei suoi progetti è la cosa migliore che ci sia da fare.
E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?
Non per adesso, era mia intenzione far uscire un filmato da Instagram per il mio primo concerto, e qualcosa di più concreto in avanti. Datemi una mezza decina d’anni e potreste essere accontentati! 🙂
Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?
La scena musicale italiana è un macello. Un’ennesima causa persa. Non mi esprimo nemmeno sui generi estranei a Rock e Metal che hanno solo gettato spazzatura addosso alla scena musicale italiana, forse nell’underground è rimasto ancora qualche rimasuglio anche imparentato con la Dark Music o con il Gothic Rock. In generale io apprezzo molto di più le band come il mio progetto e soprattutto con una certa età, i giovanissimi hanno ancora molto da imparare e l’arroganza devono prima guadagnarsela, se devo poi esprimere un parere su band come quelle che c’erano nel mio vecchio paese in Puglia è meglio che taccia, agglomerati di puristi di destra pronti a fare a pezzi ogni genere che non fosse Black-Death-Thrash. E se poi dobbiamo parlare dei famosi locali che ti
sbattono fuori se non porti tot. Gente con tot. soldi, il nostro primo concerto finì malissimo, nel senso che non lo facemmo mai, per questo genere di motivo. La promoter era un’incapace, un essere inutile che volle anche fare la voce grossa, il locale non era neanche un locale da concerto! Tutta colpa mia che m’ero fidato, mi
serva da lezione…
Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?
Al di là del fatto che ormai oggi chiunque, con un computer e una scheda audio, possa fare musica, Internet è stata l’unica strada per concederci un percorso da intraprendere. Se ci sono i buoni propositi con Internet si può fare di tutto e io, senza infamia e senza lode, non intendo fare musica da buffonata come certi fenomeni da Youtube. Qui subentra l’altro lato della medaglia, ho poche visualizzazioni e nessuna vendita perché la gente ama vedere le cose idiote che non starò neanche a nominare, ma non è il mio caso. Se lo faccio è perché ho qualcosa da esorcizzare, non si tratta di dire sterilmente ciò che si pensa, perché oggi la maggior parte di quelli che dicono ciò che pensano offendono e basta, proprio come con Internet. Che, però, tramite la promozione e i giusti mezzi, ha fatto si che qualcuno capisse e apprezzasse la storia dietro il progetto Demoghilas.
Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?
Finora non abbiamo mai tenuto un concerto dal vivo, ma in sala prove me lo immagino. Cantare dei pezzi che sono stati fatti in studio mi da sempre un brivido, in generale io provo sempre ammirazione e una certa energia quando vedo un professionista all’opera, si tratti del mio insegnante di fotografia che scatta, del mio fonico che mixa e del mio regista che dirige, ho sempre una scossa mentre penso che sto replicando quello che già ho cantato, ma con un’altra energia, e lo stesso sentimento lo avverto quando vedo il mio bassista e il mio batterista suonare. Sono molto flessibile, non mi sono mai opposto alle loro idee di variazione o improvvisazione, se un musicista sa il fatto suo non devi tarpargli le ali. Ho a che vedere con due bravi musicisti che potrebbero essere i miei genitori, per questo mi ritrovo, mi sono sempre ritrovato, ad avere amici più grandi di me. È l’esperienza. Il
mio bassista è un chitarrista Blues, il mio batterista suona in altri due gruppi di Metal Estremo e ha conoscenza anche di altri generi, quindi immagino per loro sia stimolante il proporre qualcosa, anche di stampo Jazz-Blues per arricchire il contesto, almeno durante le prove che poi, se funziona, apporteremmo quando l’occasione si presenterà. Per l’effettistica abbiamo sempre usato il mio Mac con Logic Pro, non avendo mai avuto un tastierista, cliccavamo sempre per far partire gli effetti, di tanto in tanto dando loro un suono differente per non cascare nella monotonia da album da studio in contesto live.
C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?
Eh, non mi spiacerebbe affatto un giorno duettare con Till Lindemann o avere un assolo di Tony Iommi, Pensa che “Cruel Jaws”, la seconda traccia di “Gallows Hood” l’avevo sognata con Till che cantava il ritornello, sia in inglese sia in tedesco. Potrebbe succedere, un giorno. Per paura e diffidenza non mi spingo più in là dal parlare di concerti dal vivo, ma non nego che aprire un concerto di qualche mia band preferita sarebbe una soddisfazione. Finché c’è la passione c’è tutto, passata questa crisi il tempo lo saprà dire.
Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?
Anzitutto grazie per le domande, è sempre un piacere spiegare in termini esaustivi chi siamo io e il Progetto Demoghilas. Quello che posso dire è: ragazzi e ragazze, quali che siano i vostri propositi e i vostri obiettivi nella vita lavorare sodo e credeteci per realizzarvi, un giorno vi sveglierete e saprete che sono già passati dieci anni, ma non è mai tardi per fare qualcosa che possa darvi la serenità che cercate. Ascoltate chi vi consiglia ed evitate sterili polemiche, il vostro percorso è più importante. Abbiate qualcosa che vi dia un senso anche se questa non è il vostro lavoro, come d’altronde capiterà anche con me, un lavoro forse anche abietto per portare a casa uno stipendio e il resto della giornata per fare ciò che si ama. E se avete più amori niente vi vieta di farli coesistere in un solo insieme. Detto ciò, ci vediamo presto, se un giorno capita ci vediamo tutti al cinema a qualche film horror o Monster movie!
Intervista a cura di Salvatore Drugo















