Quindicesimo album per i tedeschi Crematory, band dedita inizialmente a sonorità Death Metal ma da molto tempo ormai convertita all’Industrial. E sull’Industrial Metal ormai i nostri sono attestati, anche se bene arricchito da interessanti ed ormai altrettanto consuete influenze Gothic ed elettroniche. “Unbroken” è un album abbastanza voluminoso, comprendente ben 15 tracce nell’ambito delle quali i Crematory si cimentano a riproporre tutto il loro ventaglio di stilemi. Nessun brano spicca più degli altri, ma ci troviamo difronte in ogni caso ad un prodotto discografico realizzato in maniera particolarmente sopraffina. Molto apprezzabile è la voce del cantante Felix, che caratterizza le lead vocals tanto con il suo rozzo grugnito che sa ancora di Death, quanto con vocalizzi puliti alquanto espressivi, dimostrando di essere quantomeno versatile (tale da toccare un picco espressivo particolarmente alto con la bella piano-ballad conclusiva “Like The Tides”). Nonostante ormai siano largamente definite le sonorità utilizzate dai nostri, dalle quali ormai non ci si allontana più di tanto, il voto alto è giustificato, come detto, dalla pregevole qualità dell’album, soprattutto per quanto riguarda il fattore songwriting, ben presente su ogni singola song. I Crematory hanno dalla loro una trentina d’anni di esperienza conclamata, e questo fa senz’altro la differenza, permettendo loro di sfiorare la perfezione. Poi è sempre bello ascoltare in sequenza i particolari con cui i nostri caratterizzano ogni singola traccia di un album. A volte si tende più all’elettronica, a volte al più “martelloso” ed ossessivo Industrial, a volte più alla melanconia del Gothic. Sempre però sfoggiando un songwriting di particolare e piacevole ispirazione. Se non è il mio genere preferito quello proposto dai Crematory, non deve interessare minimamente al lettore. La recensione dev’essere oggettiva al massimo, e bisogna certamente dare atto ad una band quand’essa riesca a toccare un’alta qualità artistica. Soprattutto coerentemente al proprio stile musicale d’ordinanza. E i Crematory sono riusciti in questo. Sfornando un album abbastanza lungo ma affatto prolisso o noioso. Onore al merito, come si dice. Per me, i nostri possono benissimo esser considerati alla pari dei connazionali Rammstein. Se lo meriterebbero in tutto e per tutto.
Voto: 9,5/10
Alessio Secondini Morelli















