Fosse uscito negli anni ’90, questo lavoro del duo bergamasco Boccaleone, avrebbe, sicuramente, avuto un posto di risalto anche in vari programmi televisivi che scoprivano, proprio in quel periodo, un genere come l’indie che avrebbe regalato tanta fama a tanti artisti anche di casa nostra…
Un insieme di emozioni e di ricordi, intrecciato in dieci pezzi che, con qualche spruzzo di grunge e di rock, saranno in grado di far trovare dentro queste storie, molti di quelli che si metteranno all’ascolto.
Molta attenzione viene data alla cura dei testi che, cantati in lingua madre, non danno modo di distrarsi, permettendo così di immergersi nel mondo, spesso malinconico, ma certamente intimista di questi artisti.
Suonare questo genere nel 2021 non è cosa semplice, ma finchè i nostri manterranno la loro identità e la purezza di ciò che fanno, sono certo che potranno arrivare novità e soddisfazioni, grazie a pezzi che meritano sicuramente air play in tante realtà radiofoniche, non necessariamente improntate al rock.
Questo disco voglio proporlo soprattutto a chi abusa della parola “cantautoriale”, affibbiandola a destra e a manca senza senso, in questo caso potreste, invece, trovare, finalmente modo di usarla con un senso, anche se siete abituati a cercare altrove…
“…accelerare nel buio, aprirsi su di foglio e mettere la museruola all’orgoglio la gioia si è sbiadita, è la cadenza della vita, ma chi è il padre della nostra sconfitta?…”
Voto: 6/10
Francesco Yggdrasill Fallico















