Come sarebbe? Il terzo album degli Astral Sleep non raggiunge l’ora scarsa di durata, come per i primi due? Solo 43 minuti? Eh beh… potevano impegnarsi di più. Scherzi a parte, i finlandesi sfornano un altro loro tipico album. Vale a dire, Doom Metal allo sfinimento. Ritmi rallentati spesso e volentieri oltre i limiti del sotto-sottogenere definito Funeral Doom, una cappa musicale devastante ed opprimente, melodie decadenti, influenze Psych, voce sempre in bilico tra growl e clean, poche varianti strumentali leggermente folkeggianti. Il tutto concentrato in soli 4 brani, della durata compresa tra i 10 e gli 11 minuti circa. Un prodotto fortemente settoriale, non privo di una sua relativa musicalità, certo. Ma pur sempre un album tale da interessare solo e soltanto gli appassionati di Doom Metal tout-court. Un pubblico ormai ridotto ad un’élite sparuta. Forse insufficiente perché una band del genere possa sopravvivere sostentandosi esclusivamente con la propria musica. Ma tant’é… gente che si spinge oltre i limiti ve n’è sempre stata. E sempre ci sarà… la loro audacia mi ricorda gli inglesi Esoteric, capaci di realizzare nel 1994 un esordio, “Epistemological Despondency”, addirittura doppio, della durata di quasi 90 minuti totali. Cotal baldanza nel giocare con i limiti dell’estremismo compositivo è estremamente difficile da giudicare con un voto da 1 a 10 che comprenda l’esame attento di tutti gli elementi a nostra disposizione. Lascio ai posteri l’ardua sentenza. Posso solo dire che il disco, ben prodotto e suonato, verrà trovato piacevole dagli amanti del genere. Se si può parlare di genere il replicare un album praticamente in continuazione…
Voto: s.v.
Alessio Secondini Morelli















