Sul peso considerevole che l’Incudine canadese ha avuto sulla storia del Metal pochi sono i dubbi. 42 anni di esistenza e 18 albums non sono sicuramente cosa da nulla. Certo, la band dei capi storici Steve “Lips” Kudlow (Vc/Gt) e Robb Reiner (Dr) e dell’attuale bassista Chris Robertson oltre a un profilo da cult-band non è mai andata. E le ragioni sono facilmente intuibili. Probabilmente, i nostri non hanno mai proposto la grande hit accattivante oltremisura, tale da farli assurgere ad uno status di eccessiva fama. Ciò nonostante, grande pregio dei nostri è innanzitutto la perseveranza. Nulla scalfisce gli Anvil, neppure in avanzata età, e questo è apprezzabile. Tanto più che ce li troviamo in pieno 2020 a sfornare il loro ennesimo, diciottesimo album, dal titolo che è tutto un programma. “Legal At Last” conferma bene o male tutte le tipiche caratteristiche del verace e potente Metal-sound proprio degli Anvil. Sarà anche vero, ripeto, che a parte dei refrain corali piuttosto basilari i nostri non badano eccessivamente a sviluppare l’elemento melodia delle songs. Ma perlomeno, i riffs scaturiti fuori dalla chitarra di Kudlow, uniti alla sezione ritmica Robertson/Reiner, sono tutti elementi ineccepibili per solidità e potenza. Del resto, è anche vero che la produzione dell’album è un po’ old-fashioned (soprattutto riguardo le chitarre), e che l’album stesso è ricco di stilemi super-classici… costantemente in procinto di diventare stereotipi. Sia che si tratti di “pigne” di velocità come la title-track, di roccheggianti mid-tempos come “Talking To The Wall” o di brani ai limiti del Doom come “Gasoline” e “Said And Done” (con cui i nostri fanno sfacciatamente il verso a “Lord Of This World” dei Black Sabbath). Alla fin fine, però, con questo disco possiamo apprezzare gli Anvil semplicemente per quello che sono. Una band capace di tenere alta ancora oggi la bandiera del Metallo. Senza eccessivi scossoni, nè verso l’alto nè verso il basso. Con “Legal…”, insomma, i nostri confermano il loro status di apprezzata ed apprezzabile cult-band. Da vedere soprattutto dal vivo (e credo che lì non si battano ancora oggi). Un’ultima parola sul titolo (e sulla copertina). I nostri festeggiano con quest’album l’appena avvenuta legalizzazione in Canada della marijuana fumata in bong. Beh, non so cosa dire… meglio per loro. Anche se personalmente non ne faccio uso.
Voto: 6,5/10
Alessio Secondini Morelli















