L’attuale cantante dei più famosi Leave’s Eyes, gruppo norvegese di metal sinfonico, Elina Siivala, è anche la frontwoman di questa band finlandese, che si muove più o meno su sonorità simili e quindi si tratta di un progetto parallelo dalle stesse caratteristiche.
Una riprova di questo è che proprio grazie a Angel Nation che Elina ha trovato il contratto con Leave’s Eyes, visto che la sua attività è cominciata da oltre un decennio e che il primo disco, autoprodotto, è datato 2014, due anni prima del suo approdo alla band norvegese.
Essendo la stella del gruppo, tutto “Antares” ruota intorno alla figura della cantante, in un contesto di buoni brani anche se non c’è da gridare al miracolo.
L’album si basa su una storia di una armata di angeli e i pezzi seguono questo concept, almeno a livello di titolo e di testi.
“Antares” deriva dal nome di una stella della costellazione dello Scorpione e si sviluppa appunto sulle linee di un power sinfonico, con qualche digressione. La voce di Elina Siivala è in ogni caso un valore aggiunto e il suo lirismo è davvero notevole.
Si inizia con “Seraph”, brano classico del genere. Il gruppo è ben amalgamato e la musica scorre molto solida, ben prodotta da Alexander Krull, che è lo stesso dei Leave’s Eyes. Con “We are fire” restiamo sulle stesse coordinate, ma spicca un riff piuttosto sostenuto che rende ancora più metallico il suono. Molto evocativa “End of innocence” grazie alla interpretazione vocale di Elina, che fa indubbiamente la differenza, mentre in “Life is a war” è la chitarra di George “GT” Stergiou a esaltarsi in un lungo assolo, mentre la sezione ritmica composta dalla bassista Julia Cadau e dal batterista Lucas Williamson svolgono con precisione il loro compito di supporto.
“Crucify me” presenta una orchestrazione particolare, determinata anche dalla presenza dell’ospite Jonah Weingartner dei Pyramaze, e un interessante assolo centrale.
E’ più leggera “Face to face with the merciless” che sfrutta sonorità più hard rock, mentre “Out of sight, out of mind” è molto ritmata, con un break centrale molto d’effetto, che modifica la velocità del brano, a vantaggio della sua validità compositiva.
Non poteva mancare la ballata pianistica ed ecco allora “Way back home” che, insieme a “Where the future lies” e la sua tastiera chiude questo disco che è ben suonato ma che non propone grosse novità o particolari hit. Angel Nation dovrebbero, a mio parere, staccarsi dal genere, se vogliono brillare di luce propria, vista la posizione di coabitazione con i Leave’s Eyes.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















