A distanza di due anni e mezzo dal disco d’esordio, ecco arrivare sul mercato “Army of dreamers”. Il nuovo disco si muove sulla falsariga del precedente “Worlds apart”, cui gia’ si rifaceva a sua volta ai dischi del duo Allen-Lande, anch’essi scritti e prodotti dal chitarrista dei Primal Fear Magnus Karlsson.
Tutti i brani presenti su “Army of dreamers” vengono cantati in duetto, mentre sui dischi Allen-Lande i due si alternavano dietro al microfono e altri brani venivano invece cantati insieme (circa 1/3 del totale).
Rispetto a questi ultimi, i dischi targati Allen-Olzon sfoggiano una maggior melodia, essendo piu’ orientati verso un hard rock/metal melodico; questo anche per via della voce piu’ pop della Olzon rispetto a quella di Lande, basti ascoltare “So quiet here” per rendersene conto.
La sensazione di “gia’ sentito” permane su quasi tutto il disco, le tracce non spiccano certo per originalita’, specialmente per quanto concerne le melodie dei ritornelli (“Carved in stone” su tutte), ma al tempo stesso risultano tutte piacevoli e di buona fattura (suonate e cantate divinamente).
Non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando di una “studio-band” made in Frontiers, non di una “vera” band a tutti gli effetti (stesso discorso vale anche per Allen-Lande).
Va anche detto che uno come Russell Allen riesce a trasformare in oro tutto quello che tocca (canta) aumentando in maniera esponenziale il valore delle canzoni.
Tutte le composizioni hanno un approccio sinfonico, data la presenza ingombrante di tastiere e orchestrazioni, ma finiscono tutte per assomigliarsi un po’ troppo; a memoria fatico a distinguere le tracce che compongono “Army of dreamers” da quelle di “Worlds apart”.
Tra i brani maggiormente propositivi, troviamo la title track “Army of dreamers” che inizia in pompa magna con il suono delle tastiere a modo di “fanfare”, ottimo il cantato “aggressivo” di Russell cui fa da contraltare la voce pop-melodica di Anette.
In questo nuovo capitolo, le parti vocali piu’ “cattive”, quelle piu’ “metal”, vengono affidate al singer dei Symphony X, mentre Anette si occupa di quelle piu’ melodiche ed in particolare dei ritornelli o dei pre-chorus.
Personalmente ho apprezzato maggiormente la Olzon nel suo ultimo album solista “Strong” e per questo disco avrei visto meglio, come partner ideale di Russell, Floor Jansen (i due hanno suonato insieme negli Star One di Lucassen)…ma essendo Anette nella scuderia “Frontiers”, la scelta su di lei era pressoche’ scontata.
Tutti i brani sono caratterizzati sempre da ottimi solos di chitarra, ad opera dello stesso Karlsson; per citare alcuni esempi , ” A million skies” e “Out of Nowhere” spiccano su tutte.
La traccia piu’ bella (per me) e’ la conclusiva “Never too late” che ha un incipit malinconico e davvero emozionante. Il brano inizia lento per poi cambiare subito pelle, virando in un up-tempo scandito da un roccioso riff di chitarra e dal cantato superlativo che ci dimostra –se mai ce ne fosse ancora bisogno- perche’ Russell Allen viene considerato da molti (me compreso) uno dei migliori cantanti della scena metal mondiale.
Se amate le belle melodie, se amate la voce di Russell Allen o quella di Anette, ne consiglio caldamente l’acquisto- a maggior ragione se non avete mai sentito i capitoli precedenti ( Allen-Lande / Allen-Olzon)-; se invece cercate qualcosa di “nuovo”, qualcosa di “fresco”, allora questo disco non fa’ per voi.
Voto: 7/10
Stefano Gazzola















