Tredicesimo album in studio per i 5 ragazzoni portabandiera dell’hardcore newyorkese dal 1982. Il loro primo vero album, “Victim in Pain”, li portò alla ribalta del grande pubblico grazie anche alla penna di Peter Steele, artista ancora oggi molto rimpianto anche dalla sottoscritta, ma fu “Cause for Alarm” che allargò gli orizzonti di pubblico grazie ai tratti Thrash inseriti, creando così un nuovo genere conosciuto come crossover thrash, ovvero un mix dato dalla fusione di elementi hardcore punk e thrash metal, con influenze reciproche.
Dopo svariate collaborazioni, cambi di elementi a causa di problemi personali, tour europei e stop and go, sono qui, più carichi e potenti che mai.
Echoes In Eternity è un album potente, pregno di sonorità toste e testi degni del loro impegno di lotta sociale, con 15 tracce veloci e coincise, senza molti fronzoli ma declinate in emozioni profonde, come la cover stupenda che ricorda il dipinto di Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo, simbolo di lotta, libertà ed indipendenza ancora attuale, con la differenza che il protagonista è un bambino bendato.
Stilisticamente non si discosta dalla loro impronta ma parte quasi in sordina fino ad arrivare ad un basso strepitoso in Matter Of Life & Death, degli assoli di chitarra e cori incisivi in Divided e Sunday Matinee e una batteria devastante in Art Of Silence.
La band è attualmente in tour negli Stati Uniti, ma approderà nel vecchio continente a Febbraio 2026 e potremo vederli dal vivo in Italia a febbraio 2026: l’11 febbraio a Milano (Slaughter Club di Paderno Dugnano) e il 12 febbraio a Treviso (New Age di Roncade).
In attesa di rivederli on stage con la curiosità di una nostalgica del puro Hardcore, vi auguro buon ascolto.
Voto: 7.5/10
Ilaria Midnightsun















