Ognitanto ciccia fuori qualche band convincente abbastanza per recuperare in toto i vecchi stilemi dell’Hard, ed in genere del Rock ’70s, e riproporli con una classe immensa. Questo sono gli italianissimi Witchwood, gruppetto di giovincelli capelloni affascinati dalle datate ma sempre mitiche sonorità di Deep Purple, Jethro Tull e Led Zeppelin, i quali arrivano con “Before The Winter”, in uscita il 20 novembre prossimo, al terzo album. Tutto qui è mirato a recuperare la bellezza ed il cuore dell’Hard e, più velatamente, del miglior Prog e della migliore Psichedelia. Brani spiccatamente purple-iani come “A Taste Of Winter” delineano l’amore sviscerato della band per l’anima più “bluesy” del classico Hard (per fare un altro esempio, il cantato di “Feelin'” sconfina parecchio in quei bei vocalizzi Soul di cuore molto utilizzati nel decennio d’oro di riferimento). E spesso e volentieri l’uso dell’Hammond, del flauto JethroTull-iano, di strumenti acustici in abbondanza (soprattutto nelle folkeggianti e psichedeliche “A Crimson Moon” e “Nasrid”) e addirittura di vocalizzi filtrati con il Leslie ci rimanda incantevolmente all’epoca d’oro del cosiddetto Art Rock. Chiude l’album la mini-suite “Slow Colours Of Shade” parzialmente ispirata al classico Progressive Rock, ed una cover di “Child Star” del mitico Marc Bolan. Per concludere: è impressionante come una produzione discografica del genere riesca a replicare e riattualizzare non solo la musica, ma nche la tipica, calda e passionale resa sonora dei migliori dischi dei ’70s. Ormai, gli Witchwood sono votati alla perpetuazione di certi stilemi, i quali non meritano di esser dimenticati. Ce la stanno mettendo tutta, realizzando musica meravigliosa con il cuore, la passione e l’energia della loro giovane età. Non lasciamoli inascoltati.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















