Tornano gli Asgard con un nuovo disco. Finalmente, una delle prime Prog Metal bands del nostro paese tornano a riproporci il loro melange di epicità progressiva e riferimenti alla mitologia norrena. Indubbiamente dichiarazione d’intenti è il titolo del nuovo album: “Ragnarokkr”. Siamo davvero vicini alla fine dei tempi? Ne parliamo con il cantante Franco Violi e con il nuovo chitarrista Andrea Gottoli. Skoll!
Hail agli Asgard. Che sono tornati da poco con il loro spettacolare sesto album. Volete spiegarci cosa vi ha spinto, dopo questo lungo periodo di iato, a riprendere la vostra attività?
Franco: Ciao a tutti… eh già di tempo ne è passato un bel po’ in effetti… 20 anni… accidenti, quando si dice che il tempo vola!
Ti racconto come l’intero progetto è maturato da un certo punto in poi…
dopo ‘Drachenblut’, tra il 2000 e il 2015, l’attività di Asgard era andata lentamente rallentandosi fino a quando, grazie all’incitamento di alcuni fan storici della band, proprio nel 2015 si è concretizzata la voglia di mantenere la promessa fatta 15 anni prima; Albert seppe del mio trasferimento in Baviera… ci incontrammo… ne parlammo… e si cominciò a lavorare!
Iniziammo la ricerca degli attuali membri… il primo ad unirsi al progetto fu Kikko alla batteria, poi arrivò Andrea alla chitarra ed infine Paolo al basso… quindi dal 2016 in poi abbiamo gestito regolarmente sessioni di prove tra Trentino/Alto Adige e Baviera con cadenza più o meno bimestrale intervallando qua e là qualche live per rafforzare l’affinità di gruppo… il resto è passione e dedizione!
L’album “Ragnarokkr” è tipicamente Asgard. Ricco di suggestioni mitologico-norrene e di riferimenti al Prog Rock classico. Vi va di raccontarci qualcosa di più sulla sua produzione, composizione? Quali sono i punti-forza, secondo voi, del nuovo album degli Asgard?
Franco: Intrinseca nell’approccio di fare musica di Asgard, è l’attenzione per la narratività delle composizioni che ritrovi come caratteristica pressoché imprescindibile in tutti i lavori della band.
Chi ascolta Ragnarøkkr viene introdotto con il primo brano in una dimensione parallela in cui intraprendere un viaggio alla riscoperta di se stessi… tra debolezze, paure, coraggio, virtù, rituali e tradizioni che caratterizzano l’esistenza umana.
Anche dal punto di vista grafico l’intero Art-work, che abbiamo curato noi stessi, è stato concepito in chiave narrativa… un aspetto questo particolarmente evidente nella copertina del booklet che una volta aperto svela una continuità grafica tra fronte e retro in cui i contenuti simbolici rafforzano il racconto narrativo di Ragnarøkkr.
Andrea: Credo che il nuovo album goda di un nuovo sound, decisamente più moderno ed Heavy, ma che mantiene sempre le sonorità tipiche di Asgard. Sin dall’inizio Albert ci ha detto di voler puntare ad suono più “metal” e sicuramente lavorare con Roland Grapow ha aiutato ad ottenere questo sound.
Inoltre la varietà di brani fa si che ogni traccia scivoli via senza nemmeno accorgersene; si passa infatti da brani veloci ad altri più melodici e lenti ad altri ancora più “cattivi” e pesanti. Il sound appunto più moderno, valorizza le diverse atmosfere dell’album.
Dietro ai testi vi è un vero e proprio concept, oppure ogni brano è indipendente dagli altri?
Franco: Si, come stesura compositiva Ragnarøkkr è un concept. C’è un fascio di tematiche che vanno dall’Era del Lupo, periodo che precede il giudizio universale (descritto nell’antica mitologia nordica in modo molto simile a quello che sta avvenendo nell’era attuale), fino alla riscoperta delle nostre antiche radici, cultura e tradizioni.
Andrea: Esattamente, nel complesso l’intero lavoro è un concept album ma con tematiche che possono essere facilmente estrapolate e applicate al periodo storico in cui viviamo. Forse questo forte parallelismo tra la cultura nordica (in questo caso il Ragnarøkkr) e la società moderna rendono questo album così interessante non solo nella varietà sonora ma anche nei testi.
Voi siete una delle prime Prog Metal band in attività nel nostro paese. A livello generale, come avete visto cambiare la scena in tutti questi anni? Stiamo andando verso un’evoluzione o un’involuzione?
Franco: Credo che in generale anche la musica, in quanto canale di espressione artistica, sia stata fortemente influenzata dai due grossi cambiamenti di pensiero e di comportamento che dagli anni 90 in poi hanno profondamente cambiato la società occidentale e mi riferisco a “globalizzazione” e “digitalizzazione”.
L’influenza della prima ha favorito soprattutto in Italia, una sempre maggiore conformazione di stili, sonorità e composizioni a discapito di ricerca e sperimentazione portando alla conseguente restrizione ed impoverimento delle proposte musicali in circolazione… come es concreto mi riferisco alla costante diminuzione di nuove proposte nel panorama underground a favore della sempre maggior crescente richiesta del fenomeno delle CoverBand… per fortuna ci sono ancora esempi di realtà anche europee che ancora investono a livello di paese nella formazione musicale delle nuove generazioni a prescindere dal genere artistico.
La seconda ha cambiato radicalmente la modalità di fruizione del lavoro artistico da parte dell’ascoltatore, portando all’attuale messa in discussione della tradizionale e consolidata filiera discografica del passato in cui l’ascolto e la collezione dei CD rappresentavano insieme alle performance live, i principali veicoli tramite cui i fan potevano interagire con i loro idoli… oggi con l’affermazione delle reti internet e la sempre più crescente diffusione dei canali di ascolto streaming e piattaforme digitali di ogni tipo, si assiste alla complessiva ridiscussione dell’interazione tra band, etichetta, fan, distribuzione, promozione, prodotto finale… insomma un casino!
La prima metà degli anni ’90 ha rappresentato un terreno molto fertile per il MetalProg anche italiano: c’erano buone occasioni per noi musicisti in quell’ambito musicale e anche artisti già affermati in ambito internazionale trovavano buon seguito e riscontro nei fan italiani: un panorama musicale che a quanto sento ormai ripetere da anni, non trova più il sostegno necessario…
C’era la voglia di esprimersi con materiale proprio anche a livello underground… si trovavano spazi per proposte stilistiche differenti e si poteva suonare in giro tra locali, rassegne, manifestazioni ed eventi organizzati dagli amanti del genere… voglio ricordare come esempio, per chi avesse avuto la fortuna di parteciparvi, le rassegne di Tramonti… non ti chiedevano ancor prima di cominciare a suonare, se avevi in repertorio qualche cover di Vasco!
Andrea: La mia esperienza è sicuramente più breve di Franco, ma non posso che condividere ciò che ha detto.
Emergere è ormai molto difficile. Parlo della piccola realtà in cui vivo nel nord Italia, come ha detto Franco è più facile per un locale o un evento ingaggiare cover band, perché si va sul “sicuro”. Inoltre c’è la tendenza a focalizzarsi solo su pochi generi specifici, lasciando pochissimo spazio a band con stili diversi, non solo metal, di avere le loro opportunità. I locali dedicati al rock ed al metal ormai sono davvero pochi e anche questi più inclini alle cover band.
A livello di promozione live, lockdown permettendo, vi state già organizzando?
Franco: Come ben hai detto, date le circostanze non è stato pianificato ancora nulla. Speriamo ovviamente ci sia la possibilità di suonare presto live includendo in scaletta anche gli storici cavalli di battaglia degli Asgard… e di materiale ce n’è davvero molto.
Bene, l’intervista volge al termine. Salutate chi volete.
Franco: Un grazie a voi del Team di GiornaleMetal.it per l’interesse dimostratoci che ci da la possibilità di far conoscere un po’ meglio il nostro nuovo lavoro.
Andrea: Grazie per il tempo concessoci e per l’interesse verso il nostro nuovo lavoro.
Intervista raccolta da Alessio Secondini Morelli















