Trio australiano al terzo lavoro in studio (se si esclude un EP del 2015).
Sludge, Stoner, Doom. L’intensità di una colata di piombo fuso.
Riffoni pesanti come una lastra di marmo, su una base ritmica degna dei cingoli di un carrarmato.
Non è quel tipo di proposta che ti fa gridare subito al miracolo. Anzi, quando partono i brani si è quasi tentati di dirsi “si, ok, i soliti riffs elefantiaci con chitarre super sature..”. Ma nemmeno finisci di pensarlo che il pezzo ti ha già fatto suo e ti trascina altrove.
Ed è il crescendo quello che ti fotte.
Ritmi ipnotici, ciclici, che sfociano poi all’improvviso in solos lancinanti, intarsiati in strutture solide e sanguigne allo stesso tempo.
La sensazione che ho provato ascoltando questo lavoro mi ha ricordato quella che provai la prima volta che conobbi i Neurosis: un viaggio nella nera intensità dell’inconscio, un viaggio che si fa entusiasmante proprio nel dolore, e nell’audacia di chi ha il coraggio di addentrarsi nelle proprie profondità allo scopo preciso di scardinare qualcosa.
Si passa agilmente da cavalcate degne dei migliori Iron Maiden alle cadenze lente, nere ed inesorabili dei Sabbath o dei Pentagram. Il tutto, ovviamente, con toni bassi talmente pompati dal far tremare le finestre di casa.
Non lasciatevi ingannare dall’apparente semplicità della proposta. Qui di scontato non c’è proprio nulla, perché, come detto, l’originalità e la complessità ti catturano piano piano, e si sviluppano con naturalezza ed in modo graduale.
Ultima nota per la registrazione: ottima. Una produzione che, concentrandosi sul giusto livello di saturazione, ci dona un suono vivo, naturale e potente.
Gran bel lavoro.
Voto: 7,5/10
Maurizio Gambetti















