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Paradise Lost, Greg Mackintosh: “Per me la musica è una questione di mood”

Paradise Lost, Greg Mackintosh: “Per me la musica è una questione di mood”

""Medusa" era un album totalmente Doom Metal. L'ho realizzato secondo quello che era il mio "ideale" di album Doom Metal, pesante, oscuro ed aggressivo. Quando abbiamo iniziato a comporre "Obsidian" abbiamo sentito la necessità di tornare a realizzare qualcosa di più variegato. Ed il risultato è stato un album molto più eclettico. Contiene un certo assortimento di stili, ed è molto più riflessivo, introspettivo, molto più adulto."

E’ notizia recente la release del nuovo album dei Paradise Lost “Obsidian”. Un album dove, come ho già largamente avuto modo di precisare in sede di recensione, i Paradise Lost splendono creativamente proprio come un caleidoscopio di ossidiana, appunto. Il loro trademark è rimasto intatto negli anni, ed anche dopo tre decenni di attività discografica i nostri riescono, con una naturalezza quasi disarmante, a sfornare un Capolavoro, che si attesta immediatamente in cima alla mia classifica personale degli albums del 2020. Abbiamo quindi raggiunto per un’intervista telefonica il gentilissimo e disponibile Greg Mackintosh, che in pieno periodo di lockdown ha soddisfatto le nostre curiosità in merito ad “Obsidian” ed anche ad alcune indiscrezioni. A voi il risultato dell’intervista.

Ciao Greg, benvenuto sulle pagine telematiche di giornalemetal.it!

Greg: Buonasera, grazie e un saluto a voi.

Prima di tutto voglio chiederti: va tutto bene? Come state affrontando questa dannata emergenza Covid-19 in Inghilterra? E soprattutto voi Paradise Lost, come gestite l’arresto forzato?

Greg: Personalmente non posso proprio lamentarmi; ci siamo tutti quanti dentro, quindi non possiamo farci nulla. Comunque, anche se siamo socialmente limitati, mi trovo sempre qualcosa da fare a casa, come lavorare nel mio studio, leggere libri, guardare films… a livello professionale invece è molto diverso. Conta che per più di 30 anni con i Paradise Lost non ci siamo mai fermati per più di un paio di settimane, e abbiamo continuato a viaggiare e fare concerti quasi ininterrottamente. Ora, dopo due mesi di inattività con la band, la situazione mi appare davvero strana. E’ strano per me non suonare neppure un concerto, o comunque non fare viaggi, per due mesi di fila. Ed è qualcosa che davvero mi manca molto. Non avrei mai pensato che mi potesse mancare quello che ho: incontrarmi con la band, provare, suonare concerti… le stesse interazioni con la gente. Secondo le persone coinvolte nell’industria musicale la cosa peggiore per un musicista professionista è il non sapere quando tutto questo finirà, quando sarà il tuo prossimo show, quando potrai partecipare ad un concerto come a qualunque evento pubblico di aggregazione… se e quando sarà possibile viaggiare, quando le compagnie di viaggio si rimetteranno in moto è una cosa che si vedrà a lungo termine e da cui dipenderà anche l’industria musicale.

Ho avuto l’opportunità di ascoltare “Obsidian” in advance e… Non riesco a trovare le parole per esprimere il mio apprezzamento: sembra che il vostro trademark musicale sia sopravvissuto bene in tutti questi anni. Mi sono piaciuti soprattutto gli arrangiamenti e la produzione. Puoi dirci in che modo la realizzazione di questo album è diversa da “Medusa”?

Greg: Beh prima di tutto debbo parlare delle motivazioni che sono dietro alla produzione di “Medusa”. Perché “Medusa” era un album totalmente Doom Metal. L’ho realizzato secondo quello che era il mio “ideale” di album Doom Metal. E “Medusa”, effettivamente, lo è. Rallentato, pesante, oscuro ed aggressivo anche a livello di testi, pieno di chitarre pesantissime… però una volta che lo abbiamo realizzato, il discorso è finito lì. Non c’era da tornarci sopra. Quando abbiamo iniziato a comporre “Obsidian” abbiamo sentito la necessità di tornare a realizzare qualcosa di diverso, di più variegato. Non sapevamo ancora in che modo, la fase di composizione è stata molto laboriosa ed ha preso circa 6 mesi. Ed il risultato è stato un album molto più eclettico. Contiene un certo assortimento di stili, ed è molto più riflessivo. Introspettivo, molto più “adulto” rispetto a “Medusa”. A livello di produzione, ci sono volute solo due settimane per registrarlo. A parte tutte le chitarre, che sono state registrate nel mio studio personale. Difatti, stavolta ho lavorato molto più sul suono delle chitarre che in passato, sperimentando con molteplici takes, e solo in seguito ho aggiunto le chitarre al resto della produzione. Personalmente, volevo ottenere un suono di chitarra molto più “raffinato”. E’ difficile da descrivere, perché a livello di produzione, più che un discorso strettamente musicale, per me è una questione di mood, di feeling. Dello stato d’animo che voglio esprimere. E quindi è questa la differenza principale tra “Medusa” e “Obsidian”: il primo era molto aggressivo e diretto, il secondo è maggiormente instrospettivo.

Mi congratulo con te per il modo in cui su “Obsidian” sono state incorporate influenze che sembrano derivare direttamente dalla musica Goth degli anni ’80 (intendo, tracce come “Ghosts“). L’album sembra artisticamente rimanere in perfetto equilibrio tra aggressività e solennità oscura. fino a che punto il Goth Rock è una parte necessaria delle sonorità Paradise Lost? Quanto ti ha influenzato come musicista e fan?

Greg: Come musicista sono influenzato da parecchie cose. Non ne sono mai stato ossessionato ma il Goth è stato parte della mia “educazione”, fin da quando ero adolescente e andavo ad ascoltare musica nei Club (ovviamente, intende le discoteche, Ndr). Ero un ragazzo punk, e nei Club c’era gente molto assortita. Si ascoltava molta musica differente: Rock, Metal… e anche Goth. All’epoca alcune bands molto in voga venivano suonate in continuazione nei Club, soprattutto quelli che bazzicavo a Leeds. E si può dire che queste bands siano state parte della mia formazione. Siouxie, Sisters Of Mercy, i primi Cure, Christian Death etc. Solo crescendo, però, e diventando musicista, ho iniziato ad apprezzare realmente cosa quelle bands significassero per me. Me ne accorsi quando iniziai a portare queste influenze all’interno dell’album “Gothic”. Ciò si è ripetuto più tardi, quando alcune di queste influenze sono riapparse sull’album “Symbol Of Life”. E tutto ciò si è ripetuto anche oggi, quando questo tipo di sonorità sono confluite sul nostro album attuale. Non so spiegare, penso che le tue influenze possano ripresentarsi ciclicamente, quando ritorni a pensare a ciò che ascoltavi in adolescenza. Probabilmente, mentre componevo “Obsidian” era proprio un periodo di “reminiscenza”, in cui mi mancava un po’ tutta la musica che ascoltavo quando andavo nei Club. Alcune persone non ricordano bene quel periodo, ad alcuni non interessa ricordare, altri non sono ben consci di un dato periodo storico, ma per me personalmente quello fu un periodo importante della mia storia personale, ed è bello toccarlo di nuovo.

Molti fan hanno assistito all’evoluzione del vostro sound, che ha attraversato alcune fasi piuttosto sperimentali (ad esempio il periodo “One Second” / “Host”). Potrebbe esserci la possibilità in futuro di ascoltare di nuovo influenze elettroniche in un album dei Paradise Lost?

Greg: Mi limito a dire: mai dire mai. In futuro tutto è possibile. Quando uscì “Draconian Times” non ci saremmo mai neppure immaginati che anni dopo avremmo fatto un album come “Host”. Le cose cambiano, in continuazione. Ogni giorno. Ogni mese e ogni anno. Quindi se le cose cambiano in continuazione, nel giro di 5 o 6 anni tutto diviene relativo. Non puoi mai sapere. La cosa strana è che un album come “Host” uscì proprio nel momento in cui il pubblico della comunità Metal era pronto ad accoglierlo. Ad esempio, qualche anno fa ero in un festival Black Metal, e due ragazzi appassionati di Black Metal hanno iniziato a parlarmi, dicendomi che avevano apprezzato particolarmente “Host”. Il che mi lasciò alquanto scioccato: “What? Really?”. Quindi, penso che anche nella scena Black Metal il pubblico si sia abbastanza evoluto come gusti. In generale, in futuro potrebbero esserci, come in passato, dei ritorni alle sonorità di “Host” e “One Second” così come un album sulla linea del grande “Draconian Times”, non so dire esattamente quando. Dipende da molti fattori.

Un paio di curiosità su di te come chitarrista. Il tuo stile ora è diventato una scuola, secondo me e secondo molti, tanto per i suoni quanto per la parte esecutivo/compositiva. Potresti rivelare qualche segreto tecnico che usi, e in termini di equipaggiamento ed effetti?

Greg: Sulla tecnica non posso dirti nient’altro che questo: è nelle dita (ride). Bisognerebbe pensare sempre ai brani musicali in termini di “mood”, stato d’animo, piuttosto che in termini strettamente musicali. Ad esempio, quando i recensori parlano di un album, ne parlano in termini di musicalità. Dicono che un disco somiglia più a questo o e quel genere. A una determinata band o a un determinato stile più che un altro. Dovrebbero invece parlarne in termini di: questo brano mi da l’idea di un violento temporale sopra un oceano, o l’avvicinarsi di una stagione fredda. Bisognerebbe pensare sempre al mood di ogni brano, ed è ciò che ho sempre fatto. E’ l’unico mio segreto! Anche il mio stile esecutivo, l’ho sempre concepito come qualcosa che fluisce al di sopra della musica. Lo considero come un abbellimento del mood di ogni brano. E’ tutto qui. (grande!!! Per me parole del genere valgono più di qualsiasi lezione di chitarra, Ndr)

Vorrei farti un’altra domanda sull’argomento. Sono davvero curioso, anche perché io stesso sono… un chitarrista mancino, come te (e come il grande Iommi).

Greg: Condoglianze (risata generale). E buona fortuna nella ricerca delle chitarre giuste.

Eh eh eh, grazie davvero. Dunque la domanda è: È difficile nel tuo paese trovare assistenza adeguata, accessori e strumenti musicali per i mancini nei negozi? qui in Italia, siamo ancora molto, molto penalizzati su questo.

Greg: Beh è una situazione di merda, assolutamente. Credo che l’unica marca che si occupi con una certa cura di chitarre mancine sia la Schecter, nessun’altra marca lo fa. Certo, negli ultimi 30 anni alcune ditte hanno pensato come poter aiutare i chitarristi mancini, ma in genere, ancora oggi sostanzialmente non c’é alcun cambiamento. Tutt’ora è difficile trovare un guitar equipment soddisfacente per mancini. Ed è ancora più difficile ottenere dei prodotti customizzati secondo le proprie personali specifiche. Quindi, credo che in Inghilterra la situazione sia negativa, tanto quanto in Italia. La gente dovrebbe pensare a questo, invece. Che esiste una percentuale della popolazione che è costituita da mancini. (spero vivamente che le parole di Greg siano d’aiuto a che qualcuno si accorga e ci pensi, oltre alla mitica Schecter, Ndr)

Ultima domanda: a seguito dell’uscita dell’album, quale sarà la situazione live per i Paradise Lost? Sono già state pianificate date future? Ci saranno spostamenti, dilazioni, cancellazioni dovuti all’emergenza?

Greg: Sì, come puoi comprendere, molte date saranno posticipate. Ci saranno slittamenti, cancellamenti di festivals, alcuni dei quali già in atto… speriamo di tornare a fare concerti entro la fine dell’anno. La nostra speranza è di fare delle date promozionali, in cui eseguiremo l’intero nuovo album, per settembre. Seppur parlando con le persone dell’industria discografica, con i promoters, con la label, e guardando la situazione delle compagnie di volo, sembrerebbe realisticamente che la situazione si sbloccherà solo a partire dall’inizio del prossimo anno. Una cosa davvero deprimente. Ma dobbiamo essere per forza realistici. Anche dopo fine del lockdown, i fattori da dover prendere in considerazione sono molti. E’ difficile quindi fare previsioni: tanto i fans quanto le bands dovranno adattarsi alla nuova situazione, restare distanti e tutto il resto.

Bene Greg. Siamo alla fine dell’intervista. Vorrei che inviassi un grande saluto ai fans italiani dei Paradise Lost.

Greg: Spero che ognuno di voi stia bene e che non stiate soffrendo troppo per la situazione attuale, a livello di salute e finanziario. Tutto quello che ho da offrire è il nostro nuovo album, in uscita tra un paio di giorni. Spero che in qualche modo vi aiuti a superare l’isolamento forzato. A me personalmente la musica che ascolto sta aiutando molto, quindi siate pazienti, speriamo tutti che saremo di nuovo fuori il prima possibile. Restate al sicuro, restate in salute e non uccidetevi a vicenda andando in giro senza protezione.

Intervista raccolta da Alessio Secondini Morelli

Tags: doomdoom metalgothic doomgothic metalgreg mackintoshintervistenick holmesobsidianparadise lost
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