Gli Amberian Dawn provengono dalle terre finniche e sono un nome abbastanza celebre sia in Italia che in Europa in generale. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, sono una band di power metal sinfonico con voce femminile: si, se state pensando ai Nightwish non sbagliate, in quanto gli Amberian Dawn fanno parte della grande ondata di band che hanno seguito l’esempio dei Nightwish (quasi) alla lettera. Condividendo la stessa terra natìa, gli Amberian Dawn avevano cominciato la loro carriera quasi in punta di piedi e probabilmente senza elevati obiettivi: risultavano ancora troppo derivativi per potersi affermare come gran nome a sè stante. Il frequente cambio di vocalist sia nei Nightwish come anche in altre band del genere “rivali” – permettetemi il termine – come ad esempio Xandria, After Forever, Visions Of Atlantis, ha certamente favorito gli Amberian Dawn che invece potevano contare su una formazione più solida. A livello di riscontro del pubblico, tuttavia, risultavano ancora troppo oscurati dai nomi altisonanti e pertanto hanno provato nuove strade: con la cantante Capri, hanno imboccato il sentiero della scoperta del pop/disco svedese capeggiato dagli ABBA. Il loro sound si è dunque alleggerito, ha messo quasi totalmente da parte gli strumenti ad arco lasciando spazio ai sintentizzatori: il risultato è stato un “pop metal” molto orecchiabile e onestamente anche piacevole e credibile in quanto la band non risultava una mera copia del quartetto svedese (sebbene le influenze si sentissero molto) ma suonavano come se ne fossero eredi. Quest’epoca è infine culminata col penultimo disco, un album composto interamente da cover degli ABBA.
Non seguo il genere musicale o la band dunque non sono informato sulle ragioni dell’allontanamento fra la band e Capri, ma posso intuire che volessero tornare alle loro radici metal. Obiettivo certamente raggiunto col nuovo album (pubblicato giusto qualche giorno fa) “Temptation’s Gates”, che vede al microfono, stavolta, una cantante svedese di nome Nicole Willerton, proveniente dalla band gothic/industrial “Blood Crush”. La sua voce accompagna un cambio di stile alquanto drastico, perlomeno dopo la parentesi ABBA: tornano le sfuriate power sulla doppia grancassa, tornano i riff velocissimi, tornano le sinfonie ma vediamo anche l’aggiunta di parti in screaming e in growling. Nicole, infatti, non si ferma al cantato pulito ma si destreggia più che discretamente con le voci sporche (e vanta anche un buon livello di compressione e di “twang”). Il timbro pulito, devo ammetterlo, è piuttosto… inusuale e richiede qualche ascolto per essere assimilato bene. Nella maggior parte delle linee vocali resta su una scala di note abbastanza statica ma poi all’improvviso esplode in acuti così come in grida e aggiunge varietà al sound degli Amberian Down, che mai nella loro carriera è stato così feroce, al tempo stesso senza perdere la propria impronta melodica e affine al pop.
Non mi piace soffermarmi sulle tracce singole, lascio ai lettori il privilegio di scoprirle, apprezzarle e digerirle. Complessivamente invece dico che l’album risulta essere piuttosto breve (36 minuti) ma questo rende l’esperienza diretta, sincera e onesta: non ci si perde in prolissi virtuosismi o in orchestrazioni fuori contesto, la band è invece pronta a mostrare il suo nuovo volto e spero davvero che possano ottenere il riscontro di pubblico che desiderano e meritano.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















