Il ritorno dei Sacriversum con Before the Birth of Light rappresenta un rientro maturo e consapevole dopo oltre vent’anni di silenzio discografico, riportando in superficie quella miscela di death metal melodico, atmosfere epiche e sensibilità progressiva che aveva definito la loro identità negli anni Novanta.
Fin dall’introduzione “From the Sea Side” il disco costruisce un immaginario coerente e immersivo, fatto di suggestioni marine, mitologiche e notturne, che accompagna l’ascoltatore in un percorso sonoro più narrativo che semplicemente musicale. L’ingresso di “We’re Storming Through the Night” chiarisce subito le intenzioni: riff solidi, impatto old school e una vocalità aggressiva che riporta il progetto su coordinate death metal classiche, senza però rinunciare a una dimensione melodica ben evidente.
Uno degli elementi più caratterizzanti del lavoro è senza dubbio l’uso delle tastiere, spesso dal timbro Hammond e con venature quasi settantiane, che non si limitano a colorare lo sfondo ma intervengono attivamente nella struttura dei brani. Questo contribuisce a dare all’album una personalità distinta, capace di distinguersi sia dal death metal moderno più tecnico sia dalle derive più standardizzate del genere.
Brani come “Let Us Ride the World” e “Golden Lights of Valhalla” enfatizzano la componente epica, alternando sezioni più dirette a aperture atmosferiche ben calibrate. La scrittura rimane in alcuni momenti legata a schemi tradizionali del death metal anni ’90, ma viene compensata da una forte attenzione all’equilibrio tra aggressività e costruzione evocativa.
La parte centrale dell’album offre i momenti più articolati e rappresentativi: “March of the Giants” si sviluppa su dinamiche ampie e stratificate, mentre la title track sintetizza efficacemente l’identità del disco tra oscurità, melodia e impatto. Anche “We Die, We Fly” e “Chaotic Realm of the Sea” consolidano questo approccio drammatico e narrativo, alternando potenza e aperture atmosferiche con una coerenza complessiva convincente.
La conclusiva “Chief of the Fearless” chiude il lavoro con un respiro ampio e quasi monumentale, mettendo in luce la volontà della band di costruire un percorso più che una semplice sequenza di brani. È qui che i Sacriversum mostrano la loro ambizione maggiore, anche a costo di rinunciare a qualche picco di immediatezza.
La produzione si mantiene su livelli solidi e organici: suono pieno ma non artificiale, chitarre ben definite e batteria naturale, con tastiere ben integrate nel mix senza mai risultare invadenti. Ne emerge un equilibrio sonoro coerente con l’identità del progetto, che punta più alla credibilità che alla lucidatura moderna.
Before the Birth of Light non è un semplice ritorno nostalgico, ma un tentativo serio di riallacciare passato e presente attraverso una visione personale del death metal melodico. Pur con qualche prevedibilità strutturale, il disco convince per atmosfera, coerenza e identità.
Voto: 7,5/10
Daniele Blandino
















