A distanza di anni da uno dei concept album più iconici del progressive metal, Geoff Tate torna a immergersi nell’universo narrativo di Operation: Mindcrime con un terzo capitolo che, pur non raggiungendo le vette irraggiungibili del capostipite firmato Queensrÿche, riesce comunque a sorprendere in positivo.
“Operation: Mindcrime III” è un lavoro solido, ispirato e, soprattutto, decisamente superiore al secondo capitolo della saga. Qui Tate appare in ottima forma: la voce è espressiva, teatrale, ancora capace di trasmettere tensione e dramma con credibilità. Non è solo nostalgia, ma una reale volontà di portare avanti una narrazione con maturità e consapevolezza.
Dal punto di vista sonoro, il disco convince: produzione pulita, moderna ma rispettosa dell’atmosfera originale, con un equilibrio efficace tra momenti più aggressivi (“You Know My Fucking Name”, “The Devil’s Breath”) e passaggi più introspettivi (“Vulnerable”, “Do You Still Believe?”). Le brevi tracce strumentali (“Ascension”, “Descension”) funzionano come intermezzi cinematografici, contribuendo alla coesione narrativa.
Brani come “I’ll Eat Your Heart Out” e “A Monster Like Me” mostrano un Tate ancora capace di costruire tensione emotiva, mentre “Set You Free” e “Power” aggiungono dinamismo e accessibilità senza snaturare il concept.
L’unico vero punto debole non riguarda la musica, ma la distribuzione: la scelta dell’autoproduzione limita fortemente la diffusione del disco. Al momento, infatti, è disponibile quasi esclusivamente tramite il sito ufficiale dell’artista, con edizioni standard e autografate a prezzi piuttosto elevati. Una decisione che rischia di penalizzare un lavoro che meriterebbe maggiore visibilità.
In definitiva, Operation: Mindcrime III è un ritorno convincente: non un capolavoro epocale, ma un album ispirato, ben prodotto e decisamente riuscito.
Ottimo suono, grande interpretazione, e un capitolo che riaccende una saga storica con dignità e forza.
Voto: 8,5/10
Maurizio Mazzarella















