I Metal Church tornano con Dead to Rights, un full-length che conferma la longevità e la tenuta stilistica della band nel panorama heavy metal, pur senza rinunciare a qualche scossone moderno nella produzione e nell’attitudine.
Fin dal titolo d’apertura, “Brainwash Game”, il disco mette sul tavolo un approccio diretto: riff taglienti, struttura classica e un cantato che punta più sull’impatto che sulla sperimentazione. È un ritorno a un metal “di sostanza”, dove la scrittura privilegia energia e immediatezza rispetto alla complessità tecnica.
Il pezzo omonimo, “Dead to Rights”, è probabilmente il centro gravitazionale dell’album: più lento, pesante, quasi minaccioso, costruisce tensione con un lavoro di chitarra che richiama le radici anni ’80 della band, ma con una produzione più moderna e asciutta. È qui che si percepisce meglio il tentativo di bilanciare nostalgia e attualità.
Brani come “F.A.F.O.” e “Feet to the Fire” spingono invece sull’acceleratore, con ritmiche serrate e un piglio quasi thrash, mentre “Deep Cover Shakedown” gioca su groove più oscuri e cadenzati. Interessante anche “The Show”, che introduce un taglio leggermente più melodico senza perdere aggressività.
La seconda metà del disco mantiene un buon livello di coerenza, anche se qualche traccia tende a ripetersi nelle soluzioni ritmiche. “No Memory” e “Wasted Time” aggiungono un respiro più riflessivo, mentre “My Wrath” chiude con una carica più rabbiosa e diretta.
Nel complesso, Dead to Rights non reinventa il linguaggio di Metal Church, ma lo riafferma con convinzione. È un album solido, compatto, che parla soprattutto ai fan storici: chi cerca innovazione radicale potrebbe restare a metà strada, ma chi vuole riff, impatto e coerenza stilistica troverà pane per i propri denti.
Verdetto: un ritorno affidabile, più muscolare che creativo, ma efficace nel mantenere viva l’identità della band.
Voto: 8/10
Maurizio Mazzarella















