Al loro terzo album, il primo con Frontiers, che li ha inseriti nel roster del Frontiers Festival 2026, gli svizzeri Fighter V pubblicano “Deja Vu” con ambizioni di allargare la loro platea di ascoltatori, grazie a un’opera multiforme, con un paio di incidenti di percorso che non inficiano la complessiva qualità di un hard rock melodico, dalle cromature intense, che propone le molte sfaccettature della musica metal melodica.
Come sensazione, al di là di quello che dichiarano loro, il riferimento più aderente mi sembrano gli Hurricane di “Over The Edge” e altre composizioni analoghe. Una influenza che appare veramente evidente nella spettacolare “Raging Heartbeat”, densa di groove e ritmi martellanti. Il resto del disco non scorre sugli stessi binari, e arriva il primo inciampo di “Deja Vu”, il coretto davvero sciatto di “Victory” che ricorda i Bon Jovi, ma a un livello decisamente inferiore. Gli assoli di Lobe Valentin, sovrapposti e sdoppiati tanto da sembrare una coppia di chitarre, riabilitano il brano e arricchiscono praticamente ognuno degli 11 brani che compongono il disco.
La voce di Emmo Acar, che agisce anche in veste di produttore, è particolare. In certi ambiti sembra ricordare lo stile di Coverdale, come in “Stand by your side”, ma è il timbro a renderla piuttosto singolare : roca e ruvida, rincorre picchi drammatici come in “All your love”, dove una telefonata galeotta aggiunge ulteriore pathos alla partitura vocale.
Ci sono passaggi più aor-oriented, come in “Made for a heartache”, ma un altro brano top è l’energica ballata “Foolish heart” che suscita emozioni, grazie a una grande orchestrazione e ad un risultato complessivo molto buono.
Detto della chitarra, molto buona anche la sezione ritmica di Roman Stalder al basso e Lucien Egloff alla batteria. Appare anche un sassofono, qua e là, principalmente in “For all this time”, suonate da Magnus Hagglund, mentre le tastiere sono suonate e prodotte da Victor Olsson, che ha già fatto questo servizio nei dischi precedenti. Il suo apporto è notevole in “Broke those limits” con un retrogusto bongioviano che emerge non appena partono le prime note.
Niente male la conclusiva “Victim of Changes” che lavora alla grande sulla melodia e ospita Bobby Stoker, artista tedesco, per chiudere un album che piace per la sua discreta varietà. Per il futuro curerei meglio i cori e rafforzerei la parte più carica di groove, dove appunto i Fighter V sembrano dare il meglio della loro qualità compositiva e esecutiva.
Voto : 7 /10
Massimiliano Paluzzi















