I Thunderor, energico trio canadese nato come side-project di due componenti degli Skull Fist, si propongono come la nuova avanguardia dell’arena rock e poco meno di una settimana fa hanno pubblicato il secondo lavoro, denominato “Bleed For It”: questo nuovo album pare rappresenti una vera e propria soundtrack per il musical sotto lo stesso nome. Da amante dei musicals (ho anch’io recitato in diversi musical, seppur solo a livello regionale), ero dunque molto curioso ed emozionato di ascoltare questo lavoro: devo tuttavia ammettere di esser rimasto un po’ con l’amaro in bocca, sebbene non totalmente. Ma andiamo con ordine: “Bleed For It” è un’esponente dell’opera rock e le nove tracce che lo compongono sono dunque correlate fra di loro sebbene possano tranquillamente vivere di vita propria: a livello di testi è stato effettuato un lavoro molto accurato e le rende dunque credibili anche quando estrapolate dal contesto dell’opera vera e propria. Anche grazie alla freschezza delle composizioni, non nego che in sede live quest’album possa rendere molto, molto meglio di quanto magari non renda in sede studio. A livello di songwriting e produzione, infatti, si ascolta un disco gradevole e leggero, con partiture non molto complesse ma nemmeno banali: si spazia dall’arena rock propriamente detto al punk-rock di fine anni 70 con un pizzico di blues. Dove invece “Bleed For It” cade, a mio avviso, è sull’aspetto vocale: il timbro di JJ Tartaglia risulta davvero fastidioso già dopo i primi versi e resta su questi binari per tutta la durata del disco. Lungi da me criticare la sua tecnica vocale: è perfettamente intonato e poi, diciamocela tutta, io non sono davvero nessuno per criticarlo in quanto non saprei cantare meglio. Tuttavia, per onestà intellettuale non posso nascondere il fatto che non sono davvero riuscito a godermi una singola canzone per una (ripeto: personale) insofferenza verso quel tipo di voce, a metà fra il nasale e il falsetto: ricorda vagamente la voce di Kotipelto (Stratovarius) ma diversi toni più in basso (si, non sono un fan nemmeno di Kotipelto). Ben diverso, invece, il suo apporto alla batteria: la bravura qui si sente eccome con uno stile e una maestria col doppio pedale non usuali.
Mi si perdoni, dunque, per il basso voto dato a “Bleed For It”: da amante della musica, sono sempre triste quando devo criticare un album, in quanto io sono davvero un “signor nessuno” che sta esprimendo un giudizio negativo su una produzione che ha dietro passione e impegno, passione. Devo però anche essere sincero con me stesso e per questa volta, più che sottolineare che la mia critica viene dai miei gusti più che da una reale competenza in campo professionale, non posso fare.
Voto: 4/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















