Con Darkness Invisible, i Mors Principium Est tornano a farsi sentire nel panorama del melodic death metal con un album che tenta di rinnovare la propria identità, mantenendo il loro consolidato equilibrio tra potenza e melodia, oscurità e introspezione. Purtroppo, nonostante alcune buone intenzioni e spunti interessanti, il risultato finale risulta disomogeneo e privo della coerenza artistica necessaria per lasciare un’impronta duratura.
La produzione è moderna e tecnicamente impeccabile: suoni puliti, mix bilanciato, orchestrazioni ben integrate. Tuttavia, questo eccesso di lucidità finisce per penalizzare l’impatto emotivo del disco. I riff, pur ben costruiti, si ripetono spesso, mentre la voce growl di Ville Viljanen, seppur tecnicamente perfetta, manca di varietà interpretativa, risultando monotona.
I testi affrontano tematiche complesse quali morte, nichilismo e mitologia, ma scivolano troppo spesso in cliché prevedibili e generici. La narrazione fatica a svilupparsi organicamente, e diversi brani sembrano costruiti su schemi ripetitivi. Anche l’artwork, sebbene suggestivo e in linea con l’atmosfera dell’album, rispecchia questa tendenza a rimanere solo a livello di idea, senza concretizzarsi in qualcosa di memorabile.
Tra i brani più riusciti spicca “Tenebrae Latebra”, grazie all’energia del riff e a una dinamica più viva (7/10). “Of Death” apre l’album con buone premesse ma senza lasciare il segno (6/10), mentre “Venator” e “Monuments” deludono con ritornelli poco ispirati e una carenza di pathos (5/10). “Summoning the Dark” punta sull’aggressività ma risulta prevedibile (5/10). Fuori contesto e poco convincente la cover death metal di un brano pop, “Makso Mitä Makso” (4/10).
Punti di forza:
- Produzione tecnicamente curata
- Alcuni spunti melodici efficaci
- Tentativi di contaminazione tra melodic death, blackened e sinfonico
Punti deboli:
- Uniformità e ripetitività tra i brani
- Testi poco incisivi e generici
- Orchestrazioni più ornamentali che funzionali
- Mancanza di personalità nel sound
In sintesi, Darkness Invisible è un lavoro che si lascia ascoltare senza infastidire ma che fatica a entusiasmare. Un album tecnicamente solido ma artisticamente altalenante, che non rende piena giustizia alla lunga e rispettabile carriera della band. Consigliato soprattutto ai fan di vecchia data, mentre chi cerca un’esperienza coinvolgente potrebbe rimanere deluso.
Voto: 5.5 / 10
Daniele Blandino















