Finalmente dopo una pausa dal mercato discografico lunga ben sei anni, si rifanno vivi gli americani Abysmal Dawn, con un nuovo distruttivo disco, dal titolo Phylogenesis. Dobbiamo proprio dire che l’attesa è pienamente ricambiata da un lavoro che è sempre all’altezza degli standard a cui gli americani in questione ci hanno da sempre abituati in ambito death metal. Accompagnati come sempre da una splendida copertina che riassume in modo eloquente e deciso, il contenuto del disco, si parte con una distruttiva Mundane Existence, brano a dir poco sublime per chi si nutre a suon di brutale metal. Ritmi serrati, schiaccia sassi con un growl alquanto ruvido e profondo. Oltre ad essere brutali sono anche molto tecnici gli Abysmal Dawn, questo lo si può avvertire in ogni singola nota che i nostri emettono di propri trumenti. Fattore, questo tecnico, che gli permette di tirare fuori delle vere e proprie schegge di violenza controllata come The Path Of The Totalitarian, Hedonistic, ma in generale su tutte le composizioni. Il Mix prefetto di brutal death metal, grind e thrash metal, fa di tracce come A Speck In The Fabric Of Eternity, Coerced Evolution, True To The Blind dei veri gioielli di pura brutalità estrema ai massimi livelli. Le influenze soprattutto dal punto di vista vocale, sono da andare a ricavare dai grandiosi Cannibal Corpse (George Fisher Corpsegrinder era) dove gli Abysmal Dawn probabilmente a volte si avvicinano paurosamente troppo. In alcuni punti effettivamente sembra di ascoltare la band più famosa appena citata, anche a livello ritmico, cosa che in alcuni casi potrebbe giocare a loro sfavore. Ma sostanzialmente comunque non da troppo fastidio questa somiglianza, perché i brani funzionano molto bene e sono assolutamente trascinanti e con una forza demolitrice allucinante. Nove i brani contenuti all’interno di questo nuovo Phylogenesi, che comunque non fa altro che confermare l’ottimo stato di salute in primis di questa grande band e poi anche del brutal death metal in generale, genere ormai sdoganato in tutto il mondo. Una menzione a parte comunque la dobbiamo all’ultima canzone, una cover dei mai dimenticati e grandi Death, ovvero una personale, ma non troppo distante, rivisitazione di Flattering Of Emotions. Fa sempre e immenso piacere ascoltare tributi a band che hanno lasciato un segno indelebile all’interno della musica internazionale. Non c’è che dire, ottimo ritorno da parte di una delle più interessanti realtà brutali americane.
Voto: 8 / 10
Sandro Lo Castro















