Ritornano i mitici Hardrockers svizzeri (ma con l’America migliore nel loro cuore musicale) Gotthard, con il loro tredicesimo album, semplicemente titolato “#13”, che è anche il quarto dalla scomparsa del compianto Steve Lee, ormai definitivamente sostituito da Nic Maeder. Cosa dire se non… l’importante è andare avanti. E i nostri vanno avanti per la loro strada, con le loro consuete peculiarità stilistiche, ben distribuite in 13 (ancora?) brani, tra i quali anche un’interessante cover di “S.O.S.” degli Abba. La classe e l’esperienza del quintetto di Leo Leoni ormai è una garanzia di qualità, direi, da decenni. E l’energia di brani come “Another Last Time”, “10.000 Faces” così come i risvolti blues di “Man On A Mission” e le ottime melodie che fanno grandi due rock-ballads quali “Marry You” e “I Can Say I’m Sorry” (di cui è presente anche una versione demo only-voice-&-piano, ugualmente godibile grazie alla sua irresistibile atmosfera intimista) attestano l’ottimo stato di salute dei giganti dell’Hard elvetico. In tutto questo bisogna anche ammettere che Maeder sa veramente il fatto suo, e probabilmente non sarebbe oggi il cantante dei Gotthard se non fosse in grado di sostituire più che degnamente Lee (cosa già difficile di suo, data la statura artistica di un singer come lui). Cosa dire? I fans europei dei Gotthard sono ancora oggi meritatamente tanti (e lo posso testimoniare quando li vidi dal vivo qui a Roma al Blackout nel 2009, un po’ prima della triste fine che sopraggiunse in America per il grande Steve: un concerto davvero molto acclamato). E per loro, solo per tutti loro, i Gotthard continuano ancora oggi ad esistere. Continuando alla grande, senza dubbio alcuno sulla loro qualità musicale. Se mai dubbio ci fosse, probabilmente smetterebbero di esistere. E invece, bentornati Gotthard. Spero di rivedervi dal vivo presto.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















